Spazio.Pubbl.gif (1222 byte)

Spazio.Pubbl.gif (1222 byte)

Il sistema dei forti e delle fortificazioni, anche se pensato e realizzato in tre periodi storici diversi, costituisce un formidabile esempio di come l'architettura, seppur concepita per scopi militari,  possa inserire all'interno del paesaggio opere che con questo si integrano alla perfezione. I tre periodi in cui tali opere sono state realizzate sono :

* Negli anni dal 1767 al 1806;

* Dopo il 1887;

* Tra la prima e la seconda guerra mondiale.

Il primo nucleo risale al 1700 quando, per affermare in maniera definitiva il suo dominio sulle isole dell'arcipelago (isole intermedie), il Regno di Sardegna le occupò militarmente nel 1767. Fonti storiche oramai verificate ubicano il primo trinceramento fortificato dell'isola madre nella zona adiacente la chiesetta della Trinità.

Il secondo insediamento militare, che può considerarsi anche il primo "forte" dell'arcipelago, fu quello costruito alla fine del 1771 nell'isola di S.Stefano ed esattamente nella punta est della Cala di Villa Marina (La Torre).

Negli anni successivi, fino al 1806, il sistema difensivo fu ampliato con la costruzione di altri sei fortini: S.Andrea, Balbiano, S.Agostino, S.Vittorio, S.Teresa e S.Giorgio (nell'isola di santo Stefano).

Tutte queste opere avevano il preciso scopo di affermare, anche a livello internazionale, il possesso dell'arcipelago e fornire una sicura e protetta base d'appoggio alla giovane Marina Sarda.

Tra il 1853 ed il 1856, precise relazioni del Genio dell'esercito sabaudo che lucidamente rilevavano l'insufficienza del sistema difensivo e dopo una serie di restauri conservativi, evidentemente non produssero l'effetto sperato, il Ministero della Guerra decise lo sgombero dei vecchi forti e il loro passaggio dall'Amministrazione militare a quella Demaniale.

Si chiudeva così un epoca.

fortispargi.jpg (17128 byte)

(Batterie Zanotto -isola di Spargi-)

Dal 1887 alla Grande Guerra

Dopo circa trent'anni da questo atto formale si ritornò a pensare a La Maddalena come centro strategico per il controllo del Mediterraneo ed i lavori che seguirono negli anni successivi fecero diventare l'arcipelago una potente piazzaforte militare.

Gli scopi che tali opere dovevano raggiungere erano molteplici, ma tra i più significativi possiamo ricordare :

· Permettere l'ingresso e l'uscita in sicurezza della flotta attraverso una delle due imboccature dello stretto di Bonifacio.

· Fornire un approdo sicuro alle navi.

· Impedire al nemico di prendere possesso delle rade in assenza della squadra navale.

· Inficiare l'efficacia di un bombardamento sistematico che si sarebbe potuto tentare dall'esterno dell'arcipelago contro le navi raccolte nella rada.

batteriascaleP.Tegge.Copia.jpg (14618 byte)  

G.vecchia.jpg (7823 byte)

Batteria Punta Tegge

Forte Guardia Vecchia

 

I nuovi "forti" edificati in tale periodo sono :

1. Nido d'aquila sul promontorio esistente tra Cala Francese e Punta Tegge ( a protezione del canale di Spargi).

2. Punta Tegge avente lo stesso scopo.

3. Stazione Fotoelettrica di punta nera.

4. Stazione torpediniera della Padula.

5. Batteria della Peticchia.

6. Opera Guardia Vecchia, edificata nel punto più alto dell'isola madre, con una visuale di 360° sull'arcipelago ed armata molto potentemente.

7. Opera Villa, a levante di Guardia Vecchia, avente lo scopo di proteggere il canale della Moneta.

8. Batteria Trinita, a nord di Guardia Vecchia, situata a quota 139 mt s.l.m., dominante Cala d'Inferno, la penisola dell'Abbatoggia ed il canale di Budelli.

9. Batteria Arbuticci (Isola di Caprera), per tenere lontano la flotta nemica dalla bocca del canale della Moneta e dalla rada di S.Stefano.

10. Batteria Stagnali, avente gli stessi scopi della precedente.

11. Monte Rasu (Isola di Caprera), per proteggere l'ingresso di Punta Rossa e Capo Ferro.

12. Monte Rasu Superiore (Caprera), per battere il largo davanti allo sbarramento di levante e rafforzare il sistema difensivo dell'imboccatura di levante.

13. Punta Rossa (Isola di Caprera) con annessa stazione torpedini, per bloccare l'estuario tra la penisola stessa e la prospiciente costa della Sardegna.

14. Altre batterie sulla costa Sarda.

Le batterie tra Grande Guerra e la Seconda Guerra Mondiale.

Il terzo gruppo di batterie fu costruito per sostituire o rafforzare le precedenti opere oramai divenute, per l'evolversi delle tecnologie belliche, vulnerabili malgrado la loro potenza. L'evoluzione dell'aeronautica da scopi di ricognizione a compiti di bombardamento impose una nuova "filosofia" di costruzione delle fortificazioni basata sul più rigoroso mimetismo. Nacquero così tra la prima e la seconda guerra mondiale le batterie più periferiche. L'isola di Spargi vide la nascita delle Batterie Zavagli, Rubin Cervin e Petrajaccio con funzioni sia di difesa navale che di difesa antiaerea; , l'isola di Caprera, delle Batterie Candeo, con funzioni antinave e di Poggio Baccà per la difesa antiaereo e quella dell'Isola del Porco anch'essa con funzioni antiaereo. Nell'isola di La Maddalena furono costruite le batterie di Spalmatore e Carlotto, con funzioni antiaereo e quella di Puntiglione come stazione di avvistamento. Nell'isola di S.Stefano invece fu edificata la batteria di punta dello Zucchero con funzioni di difesa antiaereo, che però divenne operativa solo pochi giorni prima dell'armistizio dell'8 settembre.

Oggi queste batterie che la Comunità maddalenina avrebbe dovuto acquisire, secondo la legge 10/94, istitutiva del Parco, diventeranno proprietà patrimoniale di quest'ultimo ed i maddalenini subiranno così l'ultima beffa da parte di uno Stato irriconoscente.

Bibliografia consigliata:Arch.P.Luigi Cianchetti - "I Forti dell'Arcipelago" -Paolo Sorba Editore-

Torna all'indice              Natura           Geologia