a cura di Augusto Zedda    

Sardegna e Corsica si inseguono nel mezzo del mediterraneo occidentale divise soltanto dal breve tratto di mare di dieci chilometri delle Bocche di Bonifacio; ciascuna delle due natanti zolle si protende nelle Bocche con uno sbriciolamento di terre in mare come se, unite un tempo, una forza immane le avesse strappate, seminando isole a breve distanza dalle coste. Al della Gallura, l'Arcipelago granitico di La Maddalena è il testimone di quel grave travaglio: 7 isole principali ed un'infinita di isolotti e di scogli disseminati. Partendo da Santo Stefano, che dista meno di 1 miglio dal porto gallurese di Palau, le Isole formano due gruppi, risalendo verso nord:

GRUPPO ORIENTALE: Santo Stefano, La Maddalena, Caprera

Con gli isolotti Monaci o Sperduti di Caprera, Pecora, Porco, Delle Bisce, Chiesa, Della Paura, Cappuccini.

Geograficamente distaccati, adiacenti alla costa sarda orientale, di fronte a Porto Paglia, si trovano gli isolotti di Li Nibani e Mortorio.

GRUPPO OCCIDENTALE: Spargi, Budelli, Razzoli, Santa Maria. Con gli isolotti: Spargiotto, Spargiottello, Barrettini, Barrettinelli, Corcelli, La Presa, Paduleddi.

Poco a nord dell'arcipelago, nelle Bocche di Bonifacio, corre la linea di confine ideale tra l'italia e la Francia, tra Sardegna e Corsica, stabilita da una convenzione di pesca del 1908: due pilastri in allineamento sulla Punta Marmorata (costa sarda) e uno sulla Punta Marginetto (La Maddalena), le cui proiezioni si congiungono a 41° 17' 38" Nord e 9° 15' 53" Est.

 

Dal punto di vista amministrativo, l'intero Arcipelago costituisce il comune di La Maddalena e rientra nella provincia di Sassari. La popolazione è residente nella quasi totalità nell'isola di La Maddalena.

 

CONFORMAZIONE GEOLOGICA

LA NASCITA DELLE ISOLE

Secondo una recente teoria geologica sulle terre emerse del mar Tirreno, che risale al periodo compreso tra il 1972 e il 1974 ed è dovuta agli studi dei geologi Alvarez, Giglia, Radicati di Brozolo, Wezel, Cocozza, la Sardegna e la Corsica avrebbero costituito fino all'Era Terziaria un unico blocco unito alle coste meridionali francesi, facente parte di un'ancora incompiuto continente eurasiatico.

L'era Terziaria o Genozoica, che gli studiosi comprendono fra 70 milioni e 1 milione di anni or sono, e nota come la più travagliata della terra per i sommovimenti di grandiosa portata che la caratterizzavano. La cosiddetta "deriva dei continenti" portò ad un immane cozzo tra Africa ed Eurasia che ebbe due principali conseguenze: il corrugamento della crosta terrestre in fenomeno di orogenesi della catena himalayana ed alpina; il frantumarsi del continente europeo in zolle, una delle quali fu quella sardo-corsa saldata insieme e assai più ampia di oggi.

Secondo i geologi sopra menzionati, tale evento dovette verificarsi fra i 16 milioni e i 10 milioni di anni fa, nel Miocene.

Staccatasi dalle coste dell'attuale Francia del Sud, la zolla sardo-corsa inizio una lentissima deriva nel Tirreno con una rotazione in senso anti-orario che la portò ad urtare con la punta meridionale (attuale cagliaritano) contro il Nord Africa, producendo una ulteriore frantumazione delle terre. La Corsica si staccò dalla Sardegna e il mare irruppe attraverso le Bocche di Bonifacio, colmando le valli dell'attuale costa sarda settentrionale e lasciano emergere soltanto le zone più elevate delle catene granitiche galluresi costiere: si formò così l'arcipelago di La Maddalena.

Una seconda grande frattura interessò il versante orientale del continente sardo-corso, da cui si staccò un frammento che combaciava press'a poco con l'attuale costa da Capo d'Orso al Golfo di Orosei; esso "navigò" nel Tirreno meridionale e andò a saldarsi all'estremità della penisola italica, formandone le attuali punte calabra e messinese.

Una terza frattura si determinò diagonalmente nella Sardegna sud-occidentale, creando la fossa del Campidano, lunga 100 km e larga tra 15 e 20; spaccature minori interessarono l'isola da NO a SE.

A partire da 9-10 milioni di anni or sono, il tirreno centrale fu interessato da imponenti eruzioni vulcaniche dalle quali ebbero origine le Isole Toscane: dapprima Capraia e poi in successione l'Elba, Montecristo, Giglio. Alcuni ritengono che Gorgona sia invece un frammento della frantumazione sardo-corsa.

Effusioni di lava scaturirono anche in Sardegna dalla fossa del Campidano e la colmarono, mentre nel Sulcis si formavano le isole di San Pietro e Sant'Antioco. Più tardi, intorno a 7-8 milioni di anni fa, il Mediterraneo subì, a detta degli studiosi, una quasi totale evaporazione per effetto di altissime temperature; ciò produsse un collegamento diretto tra Sardegna Corsica e le Isole Toscane, che fu la più probabile causa della diffusione molte specie animali e vegetali tra queste terre, di cui per decenni la nostra scienza si era chiesta inutilmente la provenienza. Uno degli scienziati più impegnati nella ricostruzione delle cause geologiche determinanti la presenza di specie animali identiche in Sardegna e nelle Isole Toscane, e F. Giusti che pubblicò i risultati delle sue ricerche nei "Lavori della Società Italiana di Biogeografia". Grande fu dunque il travaglio che diede i natali all'Arcipelago di La Maddalena e i segni di eventi tanto ciclopici sono ben presenti a chi osservi la disposizione frantumata delle isole e della vicina costa sarda.

L'alzarsi e l'abbassarsi delle acque marine non si limitò al periodo miocenico ma dovette verificarsi più volte: oggi si è certi che il livello del mare subì variazioni durante il leistocene, cioè da 1,9 milioni di anni a 10.000 anni fa, ogni volta che nelle fasi più fredde dei periodi glaciali le acque si congelavano ai poli, lasciando il Tirreno pressochè asciutto. Durante una di tali regressioni marine, 700.000 anni fa, la Sardegna fu raggiunta per la prima volta dall'uomo, forse attraverso uno stretto canale d'acqua rimasto a dividere l'isola toscana di Capraia dalla Corsica, e da qui discendendo via terra attraverso... le valli assolate delle Bocche di Bonifacio.

IL GRANITO

Elemento determinante del fascino dell'Arcipelago Maddalenino è senz'altro il granito, di cui le isole sono composte quasi interamente, nelle sue fantastiche forme. A tratti pare di trovarsi in presenza di antichissimi mostri pietrificati, oppure di paesaggi in caotico disordine, come se la mano di un gigante avesse sconvolto dal sotto in su, la crosta terrestre. Oppure il granito si ordina in "serre" montuose imponenti e verticale - come a Caprera - che, pur non raggiungendo i 250 metri di altezza, sembrano poderose e altissime catene. Qua e là i massi si svolgono in curve di ineguagliabile morbidità, con seni e dorsi e muscoli armoniosi sotto la pelle della terra: si pensa alle sculture di Moore... . La luce gioca sul granito in un'infinità di toni che, partendo dal colore base grigio e rosato, si esaltano o impallidiscono con la complicita del chiaroscuro, di improvvisi tagli d'ombra e dell'andar del sole tra albe, zenit e tramonti, tra nuvole che lo filtrano, col vento impetuoso che rende l'aria di cristallo o le calme che la velano di foschia.

Mare e vento, le grandi forze plasmatrici, lo sgretolano a tratti in piccole zone di sabbia di diversa granulometria, alcune candide, altre rosatr, tutte pulitissime, crocchianti nella mano. Quando si formò questo mondo granitico? Le origini di questi ammassi rocciosi riposano nella notte buia del tempo, all'inizio dell'era Primaria o Paleozoica, intorno a 500 milioni di anni addietro, quando Sardegna e Corsica indifferenziate facevano parte di un continente boreale distinto da un secondo blocco di terre australi, divisi da loro da un gran mare battezzato dagli studiosi Tetide.

Una diffusa attività endogena aveva elevato nella zona Sardo-Corsa alte montagne di schisti e gneiss che poi, nel lentissimo scorrere di milioni di anni, vento, pioggia e temperature provvidero a limare e spianare. In questa massa, detta dagli scienziati "cristallino antico", circa 300 milioni di anni fa, avvenne una grandiosa intrusione granitica ercinica. Il granito cioè non nacque per "effusione" dai vulcani, bensì venne "intruso" dalle zone più profonde della terra allo stato di magma, senza però raggiungere la superficie; sotto i primigenii schisti e gneiss si formò per lento raffreddamento il così detto "plutone" granitico, cioè un' ammasso di roccia e cristalli granulari visibili ad occhio nudo. La sintesi degli studi fatti sulla formazione geologica della Gallura e dell'Arcipelago Di La Maddalena si trova in due opere pubblicate rispettivamente nel 1961 e nel 1962: La prima a cura di Osvaldo Baldacci, come Memoria della Società Geografica Italiana, ha per titolo "Ricerche sull'Arcipelago de La Maddalena". La seconda a cura di Antonio Murineddu, si intitola "Gallura". Ad entrambe le pubblicazioni hanno collaborato i più preparati studiosi si cose sarde e , per la parte geologica e geografica, Silvio Vardabasso, Silvana Bonicelli Vardabasso, Osvaldo Baldacci.

L'origine dei graniti galluresi è un problema molto serio e dibattuto; ci si domanda se il granito sia tutto "intruso", oppure se, come scrive S. Vardabasso, esso abbia fatto "la parte del leone, cioè si è messo al posto degli schisti, divorandoseli". E' annota che localmente nel granito si riscontrano linee confuse, contorte, come se fosse avanzata la "granitizzazione" di uno schisto intensamente piegato e cristallizzato.

Probabilmente il granito gallurese è nato da entrambi i processi geologici: Un'intrusione di magma originario e un processo di metamorfosi delle rocce gneissiche preesistenti per effetto di altissime temperature e pressioni. Certo è che ben poche traccie rimangono nell'Arcipelago di La Maddalena delle rocce dell'Era Arcaica: si tratta di un nastro di schisti che dalla costa di Gallura (Capo Ferro) si stende in leggiera diagonale verso NO, affiorando nelle Isole delle Bisce, dei Cappuccini, nell'Isola Rossa di Caprera, nella Pecora, nei Monaci o Sperduti, per giungere all'Isola di Santa Maria con la sua appendice La Presa. Ciò significa che, dopo la grande intrusione granitica avvenuta 300 milioni di anni fa, le roccie schistose e gnessiche furono progressivamente trasformate a loro volta in granito e in parte erose dal vento e dalle pioggie. Non è da escludersi che un fenomeno di distacco e franamento di grandi placche di roccia gnessiche sia avvenuto nell'Era Terziaria, periodo miocenico, per effetto della frattura tra Sardegna e Corsica, seguito subito dopo da altissime temperature che determinarono il quasi totale prosciugamento del Tirreno.

durante le ripetute regressioni e ingressioni marine succedutesi per effetto delle glaceazioni nell'attuale Era Quaternaria, non risulta che l'arcipelago sia mai stato completamente sommerso e infatti non si sono trovati depositi di fossili marini di una certa consistenza. Perciò i graniti di La Maddalena e delle altre isole sono rimasti scanditi nelle loro forme, intagliati soltanto dal vento. I loro rilievi hanno una direzione prevalente N-S, particolarmente accentuata nell'isola di Caprera, e nello stesso senso sono orientate le cale e le valli più profonde nelle quali il mare si è incuneato, sia nelle isole che nella costa settentrionale sarda. L'azione di erosione nei millenni ha poi creato nella roccia una serie di piccole terrazze ad altitudini diverse.

Come in Gallura, sebbene in quantità assai più ridotte, il granito presenta nell'Arcipelago il fenomeno dei "tafoni", massi di roccia tondeggianti, internamente scavati, che spesso danno luogo a forme fantastiche. Si pensava che essi derivassero da erosioni atmosferiche, ma pareva impossibile che il granito, di cui è nota la durezza e la consistenza, potesse rilevare punti di debolezza non necessariamente coincidenti con la maggiore esposizione al vento prevalente o all'azione delle pioggie. Finalmente ci si rese conto che il processo di sgretolamento della roccia avveniva dall'interno verso l'esterno.

Scrive Vardabasso in "Gallura": "Pare trattarsi di un processo combinato, chimico e fisico, dipendente dall'umidità del terreno, che per capillarità si infiltra nella roccia cristallina, alterando parzialmente i minerali e sconnettendo la compagine dell'insieme. Il masso granitico, lentamente svuotato del suo nucleo, diventa così un tafone. In un secondo tempo, però, in seguito a rapidi squilibri di temperatura, le pareti della cavità possono andar soggette a rotture e distacchi. Si arriva così alle forme fantastiche a fungo, ad aquila con le ali spiegate e ad animali mostruosi".

Erano tafoni i ripari sotto roccia dei più antichi abitatori preistorici e lo sono tuttora certi ricoveri per attrezzi e bestiame dei pastori galluresi. Forse il più noto tra i tafoni e quello di Capo d'Orso che dalla costa sarda nei pressi di Palau domina , con la sua inconfondibile sagoma di planitigrado, l'Arcipelago.

LE SINGOLE ISOLE

LA MADDALENA

E' la maggiore per estensione, piuttosto pianeggiante e accessibile nella sua zona meridiana e ciò che fu uno dei fattori che resero possibile un consistente insediamento umano.

La sua forma può essere inscritta in un triangolo isoscele.

Interamente granitica, consentì in passato una modesta coltivazione agricola soltanto in alcuni tratti dell'area centro-meridionale: oggi, dove il granito lo permette, tutta l'isola e coperta da una splendida vegetazione a macchia per lo più bassa e a gariga.

La costa meridionale, occupata nella parte centrale dalla città di La Maddalena, è delimitata ad Ovest dal promontorio di Punta Tegge e ad Est dall'ampia Cala Camicia e da Punta Moneta; tra i due estremi si aprono Cala Gavetta Cala Chiesa, la cui imboccatura e quasi completamente ostruita dall'isolotto omonimo. Di fronte, a cinquecento metri di distanza, si trova l'isola di Santo Stefano.

La costa orientale di La Maddalena è lambita per tutta la lunghezza dall'Isola dei Giardinelli - che in realtà è una penisola - dal mare del Passo della Moneta, molto basso e irto di scogli e secche, che divide l'isola maggiore da Caprera. Hanno pensato gli uomini in epoca recente a collegare le due isole con un ponte-istmo tra Punta Moneta e la Puntarella di Caprera; tuttavia in ere lontanissime il passo era una valle sotto il sole, nella quale il mare irruppe, come abbiamo visto, quando Sardegna e Corsica si separarono.

Il lungo e stretto promontorio dei Giardinelli separa quell'antica valle da un'altra, la Piticchia, che ora è una cala incuneata come un'ascella per ben due chilometri, sempre con fondali assai bassi, nel fianco dell'isola maggiore.

Risalendo verso Nord, la costa si addentra di nuovo nelle cale di Spalmatore e di Porto Massimo; di qui si protende il promontorio di Marginetto con la punta omonima che è la più settentrionale di La Maddalena. La costa ridiscende infatti ad angolo acuto verso SO, formando con la Penisola dell'Abbatoggia il profondo golfo di Monti di Rena; come dice il nome, il granito è stato qui minutamente triturato dal violento vento di ponente, formando grandi depositi e dune sabbiose.

Lo stesso fenomeno si ripete a Sud, dopo Punta Abbatoggia e un'isoletta omonima nella zona della Spiaggia Bassa o di Trinita, ove il paesaggio sabbioso è ancora più affascinante, con dune di rena finissima, bianca e pulita, come solo il granito può consentire.

La costa prosegue quindi con il massiccio scosceso di Guardia Maiore, s'incunea poco oltre nella Cala d'Inferno, frastagliata e scogliosa, risale verso Ovest, e poi piega decisamente a Sud con la Punta Testiccioli. Tutta la zona è tra le più impervie e il granito mostra i segni dell'assalto di un mare infuriato percosso dai venti occidentali.

Un ridosso è costituito dall'acuta Cala Francese, poco più a Sud, sulla quale si affaccia la grande cava di granito.

Infine la linea costiera ripiega verso SE e subito dopo forma la Cala Nido d'Aquila che si conclude nella Punta Tegge.

Data la natura del terreno e la scarsità delle precipitazioni, La Maddalena ha, come le altre isole, un'idrografia assai limitata, con alcuni "fossi" asciutti per la maggior parte dell'anno, che rivelano carattere torrentizio nella stagione delle pioggie. Gli unici di una certa consistenza corrono sul versante orientale e il loro corso è stato sbarrato da una diga in località I Pozzoni, per l'approvvigionamento idrico: si tratta del fosso Vena Lunga con i due Zanioli e Valle Gambino.

Vi sono alcuni pozzi e sorgenti di scarsa entità, prodotti da piccoli depositi d'acqua piovana che il granito lascia filtrare; è il caso della sorgente di Cala Chiesa e di Guardia Gellone.

Un affioramento d'acqua è il padule di Stsagno Torto nella zona dell'Abbatoggia, in via di estinzione spontanea.

CAPRERA

Inferiore di circa 4 Kmq di estensione a La Maddalena, Caprera ha però uno sviluppo costiero superiore (45,5 Km) dovuto alle profonde insenature che tormentano il suo perimetro.

Sul lato Ovest, dove il Passo della Moneta la divide dall'isola Maggiore, Punta Galera inizia da Nord a Sud la serie delle cale: Cala Napoletana, Cala Caprarese, Cala Garibaldi, coi piccoli Isolotti degli Italiani che la fronteggiano; subito oltre la costa si incurva veso Occidente formando la Punta e la Cala Scaviccio. Quest'ultima è chiusa a Sud dalla Puntarella dove atterra l'istmo-ponte di congiunzione con La Maddalena.

Poi il Golfo di Stagnali si incunea profondamente nell'isola: è questa una zona interessantissima sia per la natura marina prodotta da fondali di pochi centimetri, ricca di alghe, granchi, spugne, sia perché il granito cede il posto ad una diversa composizione del terreno lungo una fascia che spinge fino al versante meridionale di Caprera, nel Porto Palma; si tratta di depositi ciottolosi e di sabbie eoliche così bassi che un lieve innalzamento del livello del mare creerebbe una nuova isola formata da tutta la punta sud-occidentale di Caprera.

Questa, che torna ad essere granitica, si protende da Punta Stagnali a Punta Fico con coste continuamente frastagliate. Anche il Monte Fico è legato al resto, nella rientranza di Cala Baccà, da un peduncolo basso di terra che verrebbe inghiottito dal mare con un minimo aumento di livello, facendo del monte un isolotto. L'estrema costa meridionale di Caprera è dunque una zona di accentuata debolezza ed instabilità morfologica; una profonda ingressione del mare forma il meraviglioso Porto Palma. Poco oltre, un nuovo istmo esilissimo tiene unita quella che già viene chiamata Isola Rossa, poichè nelle mareggiate invernali le onde lo superano. L'Isola Rossa si protende verso Sud con l'omonimo lungo dito che rappresenta l'estrema punta meridionale di Caprera. Punta Rossa e fiancheggiata a circa 500 metri ad Ovest, dall'Isolotto del Porco, mentre sul versante orientale ha l'Isola della Pecora a circa duecento metri. Il primo è di natura granitica, la seconda è formata prevalentemente di gneiss e micascisti, cioè dalle più antiche rocce esistenti. Della stessa roccia è formata tutta l'Isola Rossa, che perciò rappresenta un diretto punto di congiunzione geologica con la vicina costa sarda di Capo Ferro e con l'Isola delle Bisce che la fronteggia.

La costa orientale, risalendo verso Nord, forma una subitanea e profonda rientranza nella splendida Cala Portese di candida sabbia; il fondo della baia è il versante settentrionale dell'istmo che, come già detto, tiene unita l'Isola Rossa al resto di Caprera. Poi la costa spinge a Nord, interrotta dalla stretta e acuta Cala Brigantina, quindi quasi dritta fino a tre quarti della sua lunghezza, dove si protende col promontorio di Punta Coticcio che forma l'omonima cala a doppio seno.

A meni di 1,5 miglia a largo della punta sorgono gli aridi Isoloti dei Monaci, chiamati anche gli Sperduti di Caprera, fatti di schisti, bassi e continuamente battuti dalle onde, quasi privi di vegetazione.

L'intera costa orientale di Caprera e quella settentrionale sono impressionanti scogliere granitiche pressochè inaccessibili, di grande suggestione e bellezza, formate dal versante più scosceso del lungo massiccio di Monte Teialone. Il Teialone, con i 212 metri di altezza, è il più alto monte dell'arcipelago e ha l'aspetto di una lunga catena, mentre in effetti si tratta di un unico grandioso bastione granitico con diverse cuspidi: Becco di Vela (m 160), Poggio Stefano (m 198), Teialone (m212), Poggio Zonza (m 157), Poggio Rasu (m 101). Esso forma la dorsale Nord-Sud di Caprera e la percorre per una lunghezza di oltre 4 Km, dando l'impressione di un complesso montuoso assai più elevato di quanto in effetti non sia.

Caprera è come le altre isole, assai povera d'acqua: in pratica gli unici bacini idrici sono, nel versante occidentale, il Fosso di Stefano e il Fosso di Ferrante dove con una piccola diga si è creata una modesta riserva d'acqua.

SANTO STEFANO

L'isola di Santo Stefano, quarta per dimensioni, fronteggia la città di La Maddalena a mezza via tra questa e la costa sarda di Palau. Si tratta di un triangolo di granito che raggiunge la maggiore altezza nel suo baricentro, con i 100 metri di Monte Pan dello Zucchero.

L'unico porto di rilievo e Cala di Vela Marina, o Villamarina, che si incunea nel lato meridionale e sulla quale si affaccia la cava di granito ora abbandonata.

A pochi metri dalla costa occidentale, verso Sud, si trova l'Isolotto Roma o della Paura, alto 20 metri, brullo, che protegge la bella ansa sabbiosa dove sorge il Villaggio Turistico.

SPARGI

Terza in ordine di grandezza nell'arcipelago, l'isola di Spargi ha forma pressochè circolare ed è interamente granitica, percorsa quà e la da filoni di porfidi; le due cime principali: Guardia Preposti (m153) e Punta Banditi (m126). Le coste non presentano insenature molto profonde ma sono orlate di piccole cale sabbiose, le più belle delle quali sono Cala Corsara e Cala d'Alga sul lato meridionale, Cala Canniccio e Bonifazzinca a NE, Cala Grano e Pietranera a Nord. A circa 800 metri dalla costa occidentale di fronte a Punta Croce d'Asino, si leva dal mare l'Isolotto Spargiotto che ripete in piccolo forma e costituzione dell'isola maggiore e, vicinissimo a questo, lo Spargiottello, quasi uno scoglio

Il sistema idrografico di Spargi è quanto mai elementare, limitato a torrentelli che scendono solo in concomitanza con le piogge, da Guardia Preposti verso Cala d'Alga, da Guardia Sarra verso Cala Canniccio, da Punta Bandito verso Cala Bonifazzinca. Poca acqua si raccoglie inoltre in una concavità presso la Punta Padule, che da ciò prende nome, e a Cala Corsara, trattenuta dalla finissima sabbia. A tali modesti depositi si deve aggiungere anche la Sorgente Sarra.

BUDELLI

Esattamente a Nord di Spargi a 1,6 miglia, c'è l'Isola di Budelli, con una superficie di 1,64 Kmq, interamente granitica; l'altezza massima e di 87 metri a Monte budello.

La sua forma è irregolare, semicircolare verso Est, protesa a cuneo verso Ovest. La costa presenta alcune insenature note per la loro bellezza e come ridossi dal vento: a Sud Cala Cisterone e Cala Piatto; a SE la celeberrima Spiaggia Rosa, la cui sabbia rosata è composta da una finissima tritura di organismi marini quali Conchiglie, Foraminiferi e rossi Briozoi; sul lato settentrionale si apre la profonda Cala di Trana.

I fondali marini tra Budelli e le altre due isole settentrionali, Santa Maria e Razzoli, sono così bassi, che, se il mare scendesse di un metro rispetto al livello attuale, le tre isole ne formerebbero una sola.

Anche a Budelli l'idrografia dipende quasi esclusivamente dalle piogge e si limita a pochi torrentelli che convogliano l'acqua dal monte al mare, prosciugandosi quindi al termine delle precipitazioni.

SANTA MARIA

Pochi metri ad Est di Razzoli si stende l'Isola di Santa Maria; la sua appendice settentrionale, l'Isola La Presa, ne è separata da un minimo braccio di mare detto Passo dello Strangolato, ennesimo esempio di una morfologia veramente curiosa dell'Arcipelago.

La costituzione geologica di Santa Maria differisce da quella delle altre Isole essendo composta peri quattro quinti della superficie da schisti, mentre soltanto il bastione roccioso occidentale, che si affaccia al Passo degli Asinelli e fronteggia Razzoli, è fatto di granito. L'Isola fa parte di quella fascia di schisti che dalla Gallura (Capo Ferro) si protende in mare nelle Isole Capuccini, delle Bisce, Isola Rossa di Caprera, Pecora, Monaci, Santa Maria, La Presa e si estingue nella Corsica sud-orientale. Si tratta di roccie del cosiddetto "cristallino antico", preesistenti, come già si è visto, all'intrusione ercinica del grande plutone di granito che contraddistingue geologicamente Gallura e Arcipelago di La Maddalena: dunque roccie antichissime.

A diversa struttura corrisponde un diverso aspetto del paesaggio, più morbido e ondulato, meno aspro che nelle altre isole, con graduale ascesa dal livello del mare ai 49 metri della Guardia del Turco.

Si giunge alla costa meridionale di Santa Maria dopo aver incontrato una serie di isolotti Granitici -Stramanari, Paduleddi, Carpa - prolungamenti in mare dell'estrema punta a Sud. Quasi al centro della costa si apre la splendida Cala Santa Maria, una delle più belle dell'Arcipelago sia per la perfetta incurvatura, sia per la sabbia finissima e bianca, sia per la trasparenza dell'acqua.

Partendo dalla Punta Vecchio Marino e risalendo la costa dell'isola verso NE, si incontrano in successione Cala Macchione de Bovi, Cala del Tufo, il Faro di Punta Filetto e la Cala Colombaro. L'estrema punta settentrionale è separata da pochi metri di mare dall'Isola La Presa, che presenta due cale: quella omonima ad Est e la Cala Ghiarinaio ad Ovest. La costa settentrionale di Santa Maria scende quindi in diagonale NE-SO, presentando le Cale Muro e Drappo. L'ultimo tratto costiero a Sud del Passo degli Asinelli si inarca nelle due Cale Aiacciolu e Giorgio Marino.

A pochi metri nell'interno della Cala Santa Maria, verso occidente si trova il Padule, un laghetto di acqua salmastra di circa due ettari di estensione e un metro di profondità, un tempo in comunicazione col mare e oggi in via di lento insabbiamento.

Oltre al Padule, il sistema idrografico presenta qualche piccola fonte cui in passato si attingeva con pozzi che rendevano possibile una modesta coltivazione agricola.

RAZZOLI

Circa 500 metri a Nord di Budelli, vi è l'Isola Razzoli, di forma allungata da SE a NO fatta di granito roseo e divisa da Santa Maria dallo strettissimo Passo degli Asinelli, un canale largo meno di 100 metri e profondo circa un metro. Monte Capello, coi suoi 65 metri, costituisce la maggiore elevazione dell'isola. Le coste sono molto tormentate; quella sud-occidentale è incisa profondamente dalla Cala Lunga e si protende in mare con la punta omonima, prolungata da una quantità di scogli denominati Isolotti di Cala Lunga: si tratta evidentemente di una valle sommersa. Subito a NO si apre la Cala dei Morti e poi di seguito la Calaccia e, all'estrema punta settentrionale dell'isola, Cala del Rosario e Cala dell'Acqua; completando il periplo, si susseguono Cala dell'Orto, Cala Prima, Cala Seconda, Cala della Noce, Cala Cappello.

Superato il passo degli Asinelli, vi sono ancora l'Ultima Cala e Cala Bove Marino prima di ritrovarsi a Cala Lunga.

BARRETTINI, BARRETTINELLI, CORCELLI, ISOLA PIANA

L'estrema punta settentrionale di La Maddalena, Punta Marginetto, si prolunga a Nord con una specie di linea tratteggiata di scogli e isolotti emergenti a largo delle coste orientali di Budelli e Santa Maria.

Nell'ordine, partendo da Marginetto e salendo a Nord, si succedono: Barettinelli, Barrettini, Corcelli, Isola Piana, Barrettinelli di Fuori. Mentre i primi sono granitici, negli altri si inserisce gradualmente la conformazione di schisti e gneiss che interessa l'Isola di Santa Maria: l'Isola Barrettini, che si trova a metà della catena, è esattamente divisa tra il granito della parte meridionale e gli schisti della settentrionale, uniti da uno stretto collo di due metri d'altezza, che le onde spazzano nei due sensi, a seconda dei venti, da Est a Ovest. Si tratta di una curiosa frantumazione di roccia in mezzo al mare assai insidiosa per la navigazione, con altezze massime di m 39 a Barrettini e 32 a Corcelli.

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