Itinerari nel Goceano

 

Illorai

          Il primo tratto dell’itinerario si snoda lungo la strada 128 bis, a quote comprese tra i 180 e 230 metri, su terreni di natura sedimentaria alluvionali fluviali e detritici di falda, appartenenti al periodo quaternario.
A circa due chilometri di distanza dalla Casa Cantoniera del Tirso, si svolta a destra per imboccare una vecchia strada a penetrazione agraria.
In questo modo si accede ad una zona denominata S’Achille Ezzu. Tale località è particolarmente conosciuta nel Goceano per la presenza di un monumento importante  : il Ponte Ezzu, un ponte a tre arcate di cui la centrale molto alta, che la tradizione attribuisce ad Eleonora d’Arborea ma che però dalla forma architettonica è, senz’altro, attribuibile al secolo XV.
Immediatamente ci si rendo conto di trovarsi in una vasta area di macchia mediterranea dove non viene difficile trovare arbusti di mirto.
La maggior parte delle piante affiorano in prossimità del letto del Tirso dove il terreno è costituito da depositi a grana variabile (dal ciottolame al limo) generalmente a debole cementificazione e da affioramenti granitici.
La presenza di macchia si spinge a sud, sino al ponte vicino alla Casa Cantoniera del Tirso. In pratica è facile notare come in questa zona, lungo le sponde granitiche del fiume, la macchia trovi il suo habitat ideale, mentre il territorio circostante si caratterizza per la presenza di olivastri e sughereti.
L’altezza media delle pinte si aggira tra i 2-2,5 metri anche se è possibile rinvenire arbusti che raggiungono e superano i tre metri.
 Ma S’Achille Ezzu non è l’unica zona dove si può trovare il mirto. Poco più a sud (a circa 200 metri) sulla sinistra troviamo la località Lucche, dove sorge la nota chiesetta della Madonna della Neve, e dove è possibile rinvenire le piante di mirto un po’ sparse per il territorio.
Se invece si prosegue per la SS 128 bis, ma in direzione nord, dopo un chilometro dal Ponte Ezzu si trova l’incrocio tra la strada che porta ad Illorai e la Strada Statale 129  . Proseguendo per Illorai ed addentrandoci in una stradetta bianca che si trova a circa 300 metri dallo svincolo, arriviamo in località Sas Murtas. Il toponimo sta ad indicare una zona in cui la pianta maggiormente diffusa è il mirto.
La zona parte da una altitudine di 292 m. s.l.m., in prossimità della dismessa linea ferroviaria Ozieri-Macomer , ed arriva ad una quota superiore ai 500 metri. Rispetto a S’Achille Ezzu cambia anche la conformazione del terreno per la presenza di scisti, filladi, filladi quaezifere e gneiss del mantello cristallino
.

Esporlatu-Burgos-Bottidda

          Percorrendo la strada 128 bis, che collega i sette paesi presenti nella cosiddetta Costera  all’altezza dei tre paesi di Esporlatu, Burgos, Bottidda  non si rileva alcuna presenza di mirto nonostante che ci si trovi a quote relativamente basse (220 m. s.l.m.).
Parlando con alcuni pastori della zona, c’è stato riferito che diverse piante sino a pochi anni fa si trovavano lungo il colle che è dominato dal monumento simbolo del Goceano. Ci riferiamo al Castello di Burgos   un bene, una risorsa di notevole valore ambientale ed economico che a causa dell’incapacità amministrativa (che caratterizza questa splendida regione della Sardegna) non è valorizzato assolutamente.

 Bono

          Dopo aver quindi attraversato i comuni di Esporlatu, Burgos, Bottidda, con scarsi risultati, proseguendo sempre lungo la Strada Statale 128 bis arriviamo nel capoluogo del Goceano: Bono.
Il territorio è ricco di monumenti preistorici come testimoniano i numerosi nuraghi localizzati nell'altopiano a sud del Tirso o i recenti ritrovamenti avvenuti a breve distanza dal centro abitato.
Il territorio comunale di Bono è quello con la vetta più alta (con i 1259 di Monte Rasu), l'altimetria prevalente dell'intero territorio comunale varia dai 380 ai 635 metri, mentre più a sud a Campu vi sono zone la cui altitudine è di poco superiore ai 200 m  .
Nel territorio di Bono troviamo diverse zone dove il mirto è presente in modo copioso.
Il mirto è addirittura presente all'interno dell'abitato di Bono nel quartiere periferico di Sa Sedda de Sa Ide . Presumibilmente in questa zona sino a pochi anni fa le piante di mirto erano ben più numerose ma lo sviluppo edilizio che ha caratterizzato questo quartiere ha sradicato i numerosi arbusti. Ci troviamo ad una altitudine ragguardevole pari a circa 500 m. s.l.m. Le piante non risultano alquanto alte (un metro circa).
In generale la conformazione del terreno nel paese di Bono e nelle sue vicinanze è caratterizzata da graniti, granodioriti, dioriti e grabbi attraversati da filoni aplitici e lamprofirici appartenenti al ciclo magmatico ercinico.
Da Sa Sedda de Sa Ide ci spostiamo un po’ più a sud in località Lenardu de Sole che dista dal paese solo poche centinaia di metri.
Si arriva in tale località dopo aver percorso poche decine di metri della vecchia strada che porta da Bono a Benetutti. Tramite una stretta strada a penetrazione agraria è possibile vedere le centinaia di piante di mirto che affiorano dal terreno in modo rigoglioso ed imponente. La strada ad un certo punto si ripartisce, se si prende lo svincoletto di destra si prosegue per un’altra zona chiamata Sas Chessas anch’essa ricca di piante di mirto.
Fra tutte le località visionate queste due zone (insieme con Sas Murtas di Bultei) sono senza dubbio le più suggestive nonché le più adatte ad «ospitare» il mirto, nonostante una altitudine non di certo esigua.
Nel caso di Lenardu de Sole siamo infatti ad una altitudine pari ai 448 m. s.l.m., ma la particolare posizione di cui gode tale zona, in quanto è riparata dai venti che discendono dalla montagna, fa si che le piante possano crescere facilmente e raggiungere altezze vicine ai 4 metri  .
 Raccontiamo ora un piccolo particolare che ci fa ulteriormente capire come in questa zona il mirto sia una specie che ha trovato un luogo ottimale. All’inizio di Lenardu de Sole qualche anno fa è stato costruito un carcere per il quale si sono spesi circa 10 miliardi ma che non è mai entrato in funzione nonostante la situazione critica delle carceri italiane. Ebbene, se si entra all’interno del carcere,  si può  trovare qualche pianticela di mirto.
Abbandoniamo Lenardu de Sole ed invece di proseguire per la vecchia strada per Benetutti, prendiamo la strada che porta all’incrocio tra la Strada Statale 129 e la vecchia strada che scendendo a valle va a finire a Nuoro. Prendendo quest’ultima direzione, percorrendo poco meno di un chilometro, arriviamo in due distinte località che si trovano a poche centinaia di metri dal fiume Tirso.
Sulla nostra destra la prima località viene chiamata Sas Ischinas (ma anche Loddai) mentre a sinistra la seconda S’Istria. In entrambe le zone il mirto è particolarmente presente, si manifesta in macchioni più o meno continui. È  generalmente associato al lentisco. Qui troviamo le piante più alte e grandi del Goceano dato che alcune oltreché raggiungere i 4 metri di altezza, presentano un diametro largo diversi metri .
A dire il vero le piante potrebbero essere anche più grandi e grosse, ma l’opera vandalica da parte di occasionali raccoglitori di mirto (sempre più numerosi) sta seriamente pregiudicando la sopravvivenza di tali piante.
Quest’area si trova ad un’altitudine tra i 275 e i 295 m s.l.m. Cambia la tipologia del terreno rispetto a quella del paese: il terreno è prevalentemente granitico.
Proseguendo nel nostro itinerario  , una volta superato il ponte che attraversa il fiume Tirso, dopo aver percorso circa un chilometro se si svolta a destra per una strada secondaria  , arriviamo in Funtana e Murta una zona delimitata a nord-ovest dal fiume Tirso e a sud dal Riu Carradores. Incuriositi dal nome ci siamo addentrati all’interno della zona ma a dire il vero non abbiamo trovato granché: solo qualche pianta di mirto in una vegetazione dominata da lentischi e sughereti.
Se invece di svoltare a destra, proseguiamo per la vecchia strada per Nuoro, poco prima delle tre chiesette campestri S. Barbara, S. Restituta e S. Ambrogio, ci troviamo dinanzi ad uno scenario desolante, caratterizzato da alberi semicarbonizzati e da rocce che conservano ancora i segni dell’incendio che si è consumato a fine giugno di quest’anno nel Goceano. È stato uno degli incendi più devastanti degli ultimi anni. L’incendio partito sia dal territorio di Orotelli che da quello di Illorai in un secondo tempo, aiutato dal maestrale  , ha successivamente raggiunto ed accerchiato le abitazioni di Orotelli prima e di Benetutti poi, distruggendo così centinaia di chilometri quadrati di macchia mediterranea .
Del mirto non resta più nulla eccetto che un toponimo Sas Murtas Bassas che oramai ricorda una località dove un tempo si trovavano, come dice la denominazione stessa, numerosissimi mirteti non più di tanto alti. Il sottoscritto appena due anni fa, proprio in questa zona aveva raccolto bacche di mirto.
Purtroppo Sas Murtas Bassas non è stata l’unica zona di mirto che è stata distrutta da quest’incendio doloso.
Poco più avanti nelle vicinanze della Contra D’Oscriri che segna il confine tra il comune di Bono e quello di Benetutti, nelle zone di Leori (Comune di Bono) e Montrigos (Comune di Benetutti) un tempo il mirto era estesamente diffuso, ora invece non c’è altro che cenere.


Benetutti

 Il paese di Benetutti sorge su un breve pendio ai piedi dell’estremo lembo dell’altopiano del Goceano nella cui zona è possibile trovare piante più o meno grandi di mirto.
Per raggiungere tali località immaginiamo di partire dalla famosa località termale di S. Saturnino   che dista da Benetutti circa 6 chilometri.
A metà percorso la strada si ripartisce in un incrocio che a sinistra porta per Benetutti mentre a destra per varie località.
Se svoltiamo a destra, non appena superato il ponte che attraversa il Rio Minore sulla nostra sinistra troviamo una strada a penetrazione agraria, per altro ben tenuta  .
Dopo aver percorso un chilometro arriviamo in località Sant’Arvara, il cui punto più alto raggiunge i 314 metri di altezza mentre quello più inferiore, che si trova in prossimità del Rio Minore, si trova a 286 m. s.l.m.
In questa zona troviamo una discreta presenza di mirto che comunque a malapena supera i due metri e mezzo di altezza .
A circa due chilometri da Sant’Arvara troviamo il Monte Mannu (535 m s.l.m.). Ai piedi del monte a nord-ovest troviamo il Rio Minore, mentre a sud-est il Rio Mannu. Associato ai lentischi troviamo piante di mirto, anche di una certa altezza, affioranti da rocce granitiche.
Infatti la zona di Benetutti è prevalentemente costituita da terreni, appartenenti al periodo Paleozoico-Carbonifero, caratterizzati da formazioni granitiche.
Ma nel territorio di Benetutti   troviamo altre zone in cui è presente «sa murta» .
Infatti, se invece di svoltare a sinistra una volta attraversato il primo ponte, come precedentemente detto, si prosegue a sud, per circa tre chilometri, si arriva in località Ziu Sisti. Qui troviamo Colle Ferrari (378 m s.l.m.) luogo dove si possono raccogliere le preziose bacche di mirto  .
 Un’altra località dov’è possibile rinvenire piante del mirto, si trova a circa un chilometro in linea d’aria a sud di Benetutti. Stiamo parlando di Maone situato a meno di 400 m s.l.m.


Nule

          Collocato sull’estremo lembo dell’altopiano di Bitti, Nule si affaccia dall’alto d’un ripido costone   da cui si può godere di un’ampia vista a ponente ed a sud sulla vallata del Tirso, che scorre sotto, e sulla contrapposta catena del Marghine  .
Il paese di Nule è famoso per l’artigianato del tappeto che costituisce una voce importante nella sua bilancia commerciale  .
Nel territorio di Nule non sono molte le località dove si può trovare il mirto. La zona maggiormente rigogliosa è quella nei pressi del Monte Tolida (565 m s.l.m.). Il monte si trova al confine tra il comune di Benetutti e il comune di Nule. Qui è presente una buona distribuzione di macchia mediterranea e di piante di mirto che a partire dal mese di Ottobre sono cariche di bacche (foto n° 12). Per accedere al monte le strade sono molteplici. Noi preferiamo indicare la strada che porta a Monte Mannu   inquanto facile da raggiungere.
Il mirto è anche presente in località Sos Pelegrinos   . Si arriva in tale zona percorrendo la tortuosa strada che va da Benetutti a Nule e svoltando a destra esattamente un chilometro dopo l’abitato di Benetutti. Purtroppo l’altitudine superiore ai 500 m s.l.m. non favorisce una crescita ottimale della pianta che difficilmente raggiunge i due metri di altezza.
Il territorio di Nule è completamente costituito da graniti, granodioriti, dioriti e grabbi attraversati da filoni aplitici
 

 Bultei

          Collocato quasi ai piedi della catena del Goceano, si affaccia alla pianura del Tirso nelle zona fronteggiante le terme di S. Saturnino. È abitato sin dall’antichità: lo testimoniano diversi monumenti come una caratteristica tomba di tipo dolmenico, detta “allée couverte” (i.e. corridoio coperto) nella zona di Su Coveddu, risalente al 1200-1900 a.C. Il territorio di Bultei insieme con quello di Bono, è senza dubbio quello in cui il mirto è presente in modo abbondante.
Se come è capitato a noi, una volta usciti dal paese di Benetutti ci si ferma per un attimo per ammirare il paesaggio, è possibile vedere come i monti che si trovano ad est di Bultei siano ricchi di macchia mediterranea .
A sette chilometri di distanza da Bultei, sulla SS 128 bis, è ubicata la Casa Cantoniera di Benetutti  . Sul lato destro della casa cantoniera troviamo una strada bianca che presenta subito una rapida salita alla fine della quale vi è un’entrata per una cava i cui effetti distruttivi e deturpativi sono ormai visibili anche a notevole distanza.
Dopo la cava inizia una strada costruita come tagliafuoco. Percorriamo con un po’ di timore la strada che ha l’aspetto di una montagna russa, in quanto caratterizzata da continui e rapidi sali e scendi che vanno da un colle all’altro  . Immediatamente ci appare uno spettacolo naturalistico sensazionale. Ci troviamo in una zona dove regna sovrana la macchia mediterranea. Da una parte all’altra dei vari colli è un susseguirsi di profumi e colori intensi. È infatti qui presente in modo massiccio il corbezzolo che con i suoi frutti gialli e rossi lascerebbe di stucco qualsiasi turista.
La strada da noi percorsa si sviluppa per diversi chilometri, prendendo lungo il corso varie diramazioni che conducono in diverse zone tra le quali Sas Murtas  o Sa Culi Lada dove il mirto è presente in modo consistente e a tratti massiccio.

 Vecchia linea ferroviaria Ozieri- Macomer

Da ultimo dopo accenniamo al dismesso tratto ferroviario Ozieri-Macomer.
Ci riferiamo ad una ex rete ferroviaria che un tempo attraversava i comuni del Goceano situati lungo la catena del Marghine. Di questa rette oggi non resta che la strada che però è priva sia di traversine sia di rotaie.
Soprattutto nel territorio di Bultei   ed Illorai   , lungo il percorso, si possono trovare un numero consistente di piante di mirto . Ci piace ricordare questa linea perché secondo noi potrebbe essere oggi vantaggiosamente sfruttata a fini turistici, per escursioni a cavallo o in mountain bike, grazie al percorso quasi pianeggiante che per lunghi tratti è completamente ricoperto da una fitta macchia mediterranea.

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