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La Francia,dichiaratasi repubblica, aveva scatenato la guerra su tutti i suoi confini.Ma la sua armata d'Italia era stata fermata ai piedi delle Alpi dalla resistenza dei soldati di Vittorio Amedeo III Re di Sardegna. Quindi alla fine del 1792,la Convenzione Repubblicana dava ordine, per fiaccare quella resistenza, che fosse occupata dalle sue forze l'isola di Sardegna.

E proprio a La Maddalena si svolse una  battaglia che avrebbe potuto cambiare il corso della storia : la battaglia del 23 febbraio 1793, che vide tra i protagonisti quello che sarebbe diventato il futuro Imperatore dei Francesi : Napoleone Buonaparte.

Ma fu un giovane maddalenino, Domenico Millelire, Nocchiero delle "Mezze Galere" della Marina Sarda, a cambiare il corso degli eventi.....

La battaglia

Lo stato maggiore repubblicano aveva pianificato un attacco su due fronti : uno a sud che prevedeva lo sbarco del corpo di spedizione nel golfo di Cagliari ed uno a nord che prevedeva l'occupazione delle "isole intermedie" come "testa di ponte" del successivo sbarco sulla costa. Le operazioni nel sud dell'isola per la valida resistenza dei Sardi e per l'inclemenza del tempo non ebbero l'effetto desiderato e di Francesi perciò diedero inizio all'attacco a La Maddalena.

La spedizione era composta dalla Fregata "Lafayette", da un brigantino, da tre feluconi da guerra, di una galeotta,due polacche,tre tartane e di altri svariati legni minori. Un corpo di spedizione di circa 22 navi, ben equipaggiato con materiali da guerra,viveri,artiglieria leggera e pesante e da un corpo di truppe da sbarco,comandate dai Luogotenenti Quenza e Buonaparte, il futuro imperatore della Francia.

Le isole dell'estuario di La Maddalena erano però già state poste in stato di difesa e la popolazione civile era già stata evacuata nella vicina Gallura. Difendevano l'estuario la torre dell'isola di S.Stefano armata di tre cannoni e presidiata da 25 uomini e nell'isola della Maddalena le batterie "S.Andrea" e "Cavaliere" con un distaccamento del Reggimento Svizzero "De Courtain" di stanza a Sassari, alcune compagnie di milizie locali e duna banda di 200 miliziani Galluresi:in tutto 500 uomini tra i quali almeno la metà male equipaggiati.

Anche la squadra navale era in manifesta inferiorità a confronto del nemico.Essa infatti era composta da due mezze galere,la"Beata Margherita" e la "S.Barbara",di 4 galeotte e di qualche altro legno minore, inoltre per rafforzare la difesa a terra il Comandante della guarnigione impartiva l'ordine di sbarco di parte degli equipaggi che si aggiunsero ai difensori dell'isola,rendendo ancora più debole la squadra navale

A difesa del litorale Gallurese stava un corpo di milizie locali di circa 200 uomini.

Il convoglio Francese mosse da Bonifacio alle ore 04.00 del mattino del 22 febbraio 1793 ed occupava alle 9 del mattino l'indifesa isola di Spargi mentre la "Fauvette" che nel frattempo si avvicinava all'isola madre, veniva ricevuta dal fuoco dei cannoni della batteria "Balbiano" e da quello delle mezze galere, andava a ripararsi nelle vicinanze di "Punta Tegge" tentando un primo sbarco che andò però ad infrangersi contro la resistenza delle truppe Sarde. Tale inaspettata resistenza costrinse perciò la squadra nemica a far rotta verso la rada di "Mezzo schifo" dove si ancorò.

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L'estuario della Maddalena

Nel pomeriggio,protette da un intenso fuoco di artiglieria, le truppe francesi sbarcarono nell'isola di S.Stefano in un luogo non visibile dalla torre. Il Mattino successivo Buonaparte fece immediatamente piazzare in località <<Puntarella>> una batteria costituita da un mortaio d'assalto e da alcuni cannoni e nella notte tra il 23 ed il 24 febbraio cominciò un intenso fuoco contro i forti, l'abitato di La Maddalena ed i legni ancorati a Cala Gavetta che, vista la situazione, levarono le ancore e si ripararono in un insenatura sotto il forte "S.Andrea". I difensori della torre intanto resistevano agli attacchi delle truppe nemiche.

Sempre quella notte il Comando Sardo per controbattere in modo più efficace il fuoco della fregata "Fauvette" e cercare di farla allontanare dalla rada fece imbarcare il più grosso cannone della batteria "Balbiano", un pezzo da 15, su un lancione al comando del Nocchiero isolano Domenico Millelire il quale, senza indugio, si trasferiva a Punta Tegge per metterlo in batteria.

Copy of balbiano.jpg (4904 byte) La batteria "Balbiano" (foto A.Nieddu ©)

Sotto una pioggia a dirotto, arroventate le palle, cominciava il fuoco sulla fregata nemica che,colpita 4 volte e riportando molti danni oltre a un morto e diversi feriti, veniva costretta ad abbandonare l'ancoraggio per riparare in luogo meno rischioso verso la Sardegna per cannoneggiare la torre di S.Stefano ancora in mano ai Sardi  e facilitarne l'espugnazione. Ma anche da qui, poiché bersagliata dal fuoco del cannone di Domenico Millelire, richiamate tutte le navi del convoglio, alle due del pomeriggio del 24 febbraio, veniva scacciata per andare a gettare l'ancora nella Cala di Villa Marina di S.Stefano, per l'assalto finale alla Torre. Buonaparte frattanto continuava il cannoneggiamento dell'isola madre.

A La Maddalena si faceva buona guardia ma le truppe erano scarse e si cominciava a temere per l'isola di Caprera,nella quale,essendo oramai il nemico padrone di S.Stefano, poteva tentare uno sbarco. Non potendo presidiarla per la mancanza di uomini e mezzi, il Comando Sardo impartì l'ordine di acendervi molti fuochi per far credere al nemico che l'isola fosse ben vigilata. La situazione cominciava a farsi difficile sia per il fuoco di Napoleone che continuava incessante da due giorni sia per la scarsezza di viveri.

A Punta Tegge, Domenico Millelire, perseguendo nel suo intento di non dar tregua al nemico concepisce un piano molto ardito : montare una batteria sul litorale della Sardegna per battere il convoglio francese ancorato nella Cala di Villa Marina.

Ottenuti allo scopo due cannoni ed imbarcatoli insieme al pezzo da 15 sul suo lancione, verso l'una e mezza della notte, scortato dalla galeotta "Sultana" al comando di un altro eroico maddalenino,Tommaso Zonza,approda con sei uomini nei pressi di Palau riuscendo,con l'aiuto di alcuni pastori, a piazzare i cannoni ed a cominciare un intenso fuoco sulla squadra francese la quale riportò danni ingentissimi tanto da indurla nella notte tra il 24 ed il 25 febbraio a prendere il largo per tentare uno sbarco nell'isola di Caprera. Ma anche questo tentativo fu respinto dall'accanita resistenza di un distaccamenti di marinai, e dalla Galeotta "Sultana" al comando del Zonza, 65 persone in tutto.

Per la terza volta la squadra francese viene messa in fuga. Infatti,fallito lo sbarco, data fonda all'ancora all'ingresso del passo della Moneta, viene sopresa all'alba del 25 febbraio, da un intenso fuoco di artiglieria. Millelire prevedendo la mossa, aveva provveduto a spostare i suoi pezzi sulla Punta di Capo d'Orso sorprendendo la squadra francese allo scoperto frustrando così ogni ulteriore velleità di sbarco. Impressionata dai tiri di questa batteria che provocava a bordo altri morti e numerosi feriti l'equipaggio si ammutinava e chiedeva di veleggiare senza indugio verso la Corsica.

In tali frangenti il Comandante del Corpo di spedizione francese, il Generale Colonna-Cesari,emanava finalmente l'ordine di ritirata mentre Buonaparte, nella speranza della prossima resa della Maddalena, moltiplicava i suoi tiri a cui ancora validamente rispondevano i forti Sardi anche se a corto di munizioni.

Millelire nel frattempo riarmato il suo lancione con il cannone di Punta Tegge che gli aveva ben servito anche a Punta Nera ed al Capo D'Orso, s' instardava verso S.Stefano cannoneggiando la fregata "Fauvette" ed il convoglio nemico che, in disordine, batteva in ritirata. Dopo tale azione, assicuratosi della fuga ingloriosa della squadra francese, veleggiava verso S.Stefano dove sbarcava con un rinforzo di truppe per assalire le truppe francesi che,travolte dall'impeto dei sardi, si diedero alla fuga, lasciando diversi pezzi di artiglieria, munizionamenti, materiali e viveri nelle mani degli assalitori.

Ma Millelire non ancora pago si reimbarca sulla scialuppa cannoniera per inseguire sino alle acque francesi il resto della flotta francese in fuga.

Era la sera del 25 febbraio 1793.

La vittoria dovuta alla sagacia, allo spirito d'iniziativa e dall'eroismo di Domenico Millelire salvò l'estuario della Maddalena e permise ad un altro grande della storia,l'Ammiraglio Hotathio Nelson,di preparare, proprio a La Maddalena qualche anno dopo, il colpo decisivo di Trafalgar contro la potenza navale dell'Impero Francese.

Bibliografia Consigliata : Domenico Millelire.Cittadino Maddalenino ed Eroe Nazionale.Libro Edito da :Comando Militare Marittimo Autonomo in Sardegna,Comune di La Maddalena e Lions Club La Maddalena.Info Comune di La Maddalena 0789790000.

Foto di alcuni cimeli della battaglia

Storia dell'isola      Museo Navale

Grandi personaggi nell'arcipelago (con la collaborazione dell'amico Augusto Zedda)

Domenico Millelire e famiglia Horatio Nelson Andrea Des Geneys Tommaso Zonza Mussolini

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