NARCOSI DA AZOTO O SINDROME NEUROPSICHICA DA PROFONDITA’

La prima descrizione di una situazione similnarcotica, conseguente a respirazione di aria compressa ad elevata pressione ambientale si deve a Junod che nel 1935 osservava:

“ .. durante la respirazione di aria compressa si hanno segni di eccitazione del Sistema Nervoso Centrale, l’immaginazione si fa vivida, con contenuto emotivo piacevole e a volte compaiono i segni ed i sintomi di una intossicazione simile a quella alcolica..”.

Nel corso degli anni numerosi studi hanno confermato il quadro clinico sopra citato con varie definizioni:

“Ivresse des grand profondeurs”, “Rapture of the deep”, “ebbrezza degli alti fondali”, “Narcosi da Azoto”, “sbornia da azoto” ed in maniera più corretta “Sindrome Neuropsichica da profondità”.

La situazione che si verifica in corso di respirazione di aria compressa, a pressioni ambientali superiori a 4,5 ATA (-35 mt), è paragonabile a quanto si osserva nelle primissime fasi di una anestesia generale, e certamente non si tratta di un fenomeno isolato; infatti anche i gas rari provocano gli stessi sintomi, in maniera diversa, a seconda del gas.

FISIOPATOLOGIA

Il meccanismo d’azione dei gas inerti, nel provocare tali fenomeni, è complesso e legato a vari fattori, di cui il più importante è la solubilità del gas nei grassi.

Infatti lo Xenon, che presenta un coefficiente di solubilità nei grassi pari a 1.7, in normobaria è già dotato di caratteristiche anestetiche, mentre il Cripton determina sensazione di stordimento; l’Elio, invece, si comporta come un anestetico debolissimo ed è per questo motivo che trova impiego nelle immersioni in alto fondale.

Un altro fattore che condiziona le alterazioni dello stato di coscienza, in seguito a respirazione di aria compressa a pressioni superiori gia a 4,5 ATA, è la concentrazione di Ossigeno (O2) nella miscela respiratoria.

Infatti la respirazione di O2 ad elevata pressione ambientale provoca delle alterazioni biochimiche nel metabolismo cellulare fino al blocco completo delle attività respiratorie della cellula; tutto ciò comporta una diminuzione del consumo di O2 da parte del Sistema Nervoso Centrale.

Il contemporaneo aumento della Anidride Carbonica (CO2) intracellulare e plasmatica è responsabile dell’instaurarsi di uno stato di acidosi.

Tutto questo avviene perché l’eccesso di O2 presente nel sangue, rappresenta una barriera alla cessione di CO2 dai tessuti al sangue.

L’O2 sotto pressione provoca inoltre una riduzione del flusso ematico cerebrale, per vasocostrizione arteriosa, che, nel 90% dei casi, presenta come logica conseguenza uno spasmo dei vasi cerebrali, con evidenti alterazioni dello stato di coscienza fino alla comparsa uno stato dissociativo che può esitare ini crisi convulsive.

Altra evenienza da prendere in considerazione è quella di uno stato di intossicazione da CO2 per i fattori in precedenza elencati; le manifestazioni di tale sindrome sono strettamente legate alla concentrazione del gas nel sangue e alla sua pressione parziale.

Infatti già a 25 mmHg di pressione parziale di CO2 si ha comparsa di senso di costrizione toracica con incremento della frequenza e della profondità del respiro.

Per pressioni maggiori (fino a 50 mmHg) si può avere la comparsa di alterazioni dello stato psichico fino a vera e propria confusione mentale. A pressioni superiori a 60 mmHg si ha un quadro clinico di estrema gravità, seguito in breve da uno stato di coma con depressione cardiorespiratoria e morte.

Da quanto finora esposto è evidente che il manifestarsi della Sindrome Neuropsichica da profondità è legato al concatenarsi di una serie di eventi di carattere biochimico, conseguenti alla respirazione di aria compressa a pressioni superiori alle 4,5 – 5 ATA, e che hanno come bersaglio principale le cellule del Sistema Nervoso Centrale (SNC).

Ciò è dimostrato dal fatto che il primo stadio dell’anestesia chirurgica, specialmente se l’induzione è effettuata con anestetici per via inalatoria, è praticamente sovrapponibile alla cosidetta Narcosi da Azoto, sia per le alterazioni dello stato di coscienza che per le variazioni dei parametri fisiologici e metabolici.

Poiché è noto dalla letteratura che l’azione degli anestetici gassosi, protossido d’azoto in particolare, si esplica a livello di particolari strutture delle cellule nervose (sinapsi), mediante blocco della trasmissione dello stimolo e mediante la depressione di alcuni sistemi metabolici, si è ipotizzato che un aumento della densità dell’N2, per effetto della aumentata pressione ambientale induca un effetto di blocco sulla membrana cellulare, che, unito alle capacità narcotiche dell'Azoto, provoca la comparsa dell’ebrezza di profondità.

Sovrapponendosi poi la neurotossicità dell’O2, a pressioni superiori alle 2.2 ATA , in unione ad un possibile stato di intossicazione da CO2, appare chiaro che la sindrome tende ad aggravarsi sino alle estreme conseguenze.

SINTOMATOLOGIA

Manifestazioni di ebbrezza da profondità si possono avere già a pressioni di 4,5 ATA, per poi estrinsecarsi in tutta la loro gravità a profondità maggiori.

Il quadro sintomatologico è caratterizzato, nelle forme più lievi, da sensazione di sicurezza e benessere, euforia, ipereccitabilità motoria ed affaticamento muscolare, come nell’induzione da anestetici inalatori e nella ebbrezza alcoolica di modesta entità.

Nella fase successiva si ha comparsa di incoordinamento motorio con difficoltà di concentrazione e di ideazione, aumento della profondità e della frequenza respiratoria, tachicardia, ronzi auricolari e disturbi della visione fino ad un vero e proprio stato allucinatorio, con modificazioni comportamentali di estrema pericolosità.

Ai gradi estremi cominciano a comparire i sintomi evidenti di uno stato narcotico conclamato:

1. Stato stuporoso con graduale perdita dello stato di coscienza;

2. Depressione respiratoria;

3. Caduta della portata cardiaca;

4. Alterazioni del ritmo cardiaco;

Quest’ultimo evento è verosimilmente legato all’aumento della pressione parziale della CO2 nel sangue ed allo stato di acidosi.

E’ comunque sufficiente, nelle forme non gravi, riportare il subacqueo verso la superficie, anche di pochi metri, perché il quadro sintomatologico regredisca in maniera rapida e completa.

TERAPIA DI PRONTO SOCCORSO

Come già esposto, nelle forme meno gravi, la diminuzione di quota è sufficiente per la completa remissione dei sintomi.

Nelle forme più gravi, in cui si è instaurata una insufficienza cardiorespiratoria acuta, è necessario mettere in atto, già nel corso della risalita, quelle manovre di rianimazione necessarie per il ripristino ed il mantenimento dei parametri vitali dell’infortunato.

E’ imperativo categorico, in questi casi, ristabilire una ventilazione ed una ossigenazione valide, mediante il corretto uso del pulsante di emergenza dell’erogatore, che funziona, in tali frangenti, come un respiratore artificiale meccanico a pressione positiva intermittente; in superficie, dopo una rapida valutazione dei parametri vitali, se necessario, si darà inizio alle manovre di Rianimazione praticando tutte le manovre di BLS (Basic Life Support) previste per queste situazioni.

Dopo aver adagiato l’infortunato su di un piano rigido, si procederà, in maniera rapida, alla rimozione di eventuali corpi estranei dalle prime vie respiratorie, dando inizio alle manovre di Rianimazione CardioPolmonare Cerebrale.

E’ opportuno ricordare che un massaggio cardiaco ben eseguito può far risalire la pressione arteriosa sino a 90 mmHG. Le manovre di Rianimazione saranno continuate sino all’arrivo del personale del 118 o al raggiungimento del Centro Ospedaliero più vicino, con i mezzi propri.

PREVENZIONE

Staante l’imprevedibilità sulle capacità di resistenza alla narcosi tra un soggetto e l’altro e, nello stesso soggetto, in momenti diversi, non esiste alcun metodo certo per evitare la narcosi da azoto.

E’ comunque un dato di fatto che l’immersione con ARA, a profondita superiori ai –35/- 40 mt, provoca la comparsa di alterazioni dello stato di coscienza, di grado variabile, in funzione delle capacità di adattamento del singolo individuo alle variazioni delle pressioni parziali dei singoli gas nel sangue, e che possono arrivare alle estreme e tragiche conseguenze negli individui scarsamente allenati all’immersione profonda.

Il modo migliore per evitare di incorrere negli incidenti avanti descritti, consiste nell’effettuare le immersioni, a pressioni superiori a 4,5 ATA, con miscele respiratorie binarie (Heliox) o addirittura ternarie (Trimix).

Per le immersione tra i –40 mt. E i –50 mt, è consigliabile effettuare una serie di immersioni di “adattamento” a profondità crescenti, al fine di adattare l’organismo alle pressioni vigenti a tali quote.

CONCLUSIONI

Da quanto esposto appare evidente che il manifestarsi della sindrome neuropsichica da profondità è legato, in maniera indissolubile, all’azione che i gas inerti esplicano a livello dei vari costituenti le cellule del Sistema Nervoso Centrale, provocando modificazioni di carattere chimico e metabolico rapidamente reversibili, con il diminuire della pressione ambientale; è altresì chiaro che tale tipo di patologia può essre aggravata dagli effetti della respirazione di O2 (normale componente del mixing gassoso).ad elevate pressioni ambientali e da uno stato, sempre presente in questi casi, di elevata pressione parziale di CO2.

E’ pertanto da scartare la tesi, sostenuta da alcuni, che la Sindrome Neuropsichica da Profondità sia da addebitarsi ad un alterato stato di maturazione psicologica del subacqueo (forse meglio dire di adattamento?) né, tantomeno, si può prendere in considerazione l’ipotesi che lo scatenarsi di tale tipo di patologia sia legato alle caratteristiche tecniche degli erogatori (che hanno comunque un ruolo importante); bisogna altresì aggiungere che, proprio grazie a queste caratteristiche (sensibilità e leggerezza), tipiche degli erogatori dell’ultima generazione, è divenuta sempre più rara l’Ebbrezza da Azoto, nella fascia -35/-50 mt; è infatti noto che l’aumentare della profondità provoca un aumento dello sforzo respiratorio, per l’aumentare della densità della miscela gassosa, con conseguente possibile accumulo di CO2 nell’organismo; con i moderni erogatori ad iniezione lo sforzo respiratorio, in profondità, viene praticamente ridotto di parecchi cm di H2O, con conseguente diminuito accumulo di CO2 e allontanamento, quindi, di uno dei fattori scatenanti ed aggravanti della Sindrome Neuropsichica da Profondità.  

Dott. Massimo Malipieri © per www.lamaddalena.it  RIPRODUZIONE VIETATA SENZA IL CONSENSO DELL'AUTORE

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