Nomina
dopo nomina, il ministro Pecoraro Scanio sta raggiungendo il suo
predecessore Matteoli
Ma come sono
verdi i direttori dei Parchi
Ricordare fa bene. Ricordate? Dodici maggio
2005, il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli replica così a chi trova
curioso che dei ventitrè Parchi nazionali almeno nove siano nelle mani di
Alleanza Nazionale, il partito del ministro: "Bisogna giudicare le
persone secondo le competenze e non sulle tessere". Due anni dopo,
voilà: ministro dell'Ambiente è il verde Alfonso Pecoraro Scanio e i
parchi, comprensibilmente, stanno cambiando colore. Dal nero al verde,
anzi al verde-verde.
Tutte persone eccellenti, tutte magnificamente capaci di restituire alle
riserve naturali italiane linfa vitale, idee e progetti. A inaugurare la
serie è Mario Tozzi, più personaggio televisivo che geologo. Sbuca in tv
su montagne di lava, torrenti di acqua, cascate, praterie, sopra la terra
e sotto la terra. Bravissimo. Ambientalista, vicino al Sole che ride,
stimato da Pecoraro, abbina finalmente il suo ruolo di divulgatore
scientifico a quello di presidente del Parco dell'arcipelago toscano. E
uno!
Più giù, un po' più giù. Aspromonte, Calabria. La Regione ha proposto
alla presidenza del parco il presidente dei verdi calabresi Leo Autelitano,
capace, volitivo, impegnato. E due! Quando c'era l'ex missino Matteoli nei
corridoi del ministero si ridacchiava con questa battuta: "Finalmente
i parchi vanno ANtropizzandosi" (col la a e la enne maiuscole). Oggi
a ridere è soltanto Pecoraro.
Ai monti Sibillini, parco che cuce i territori di Umbria e Marche, andrà
l'assessore verde di Ascoli Piceno Massimo Marcaccio che subentrerà al
commissario appena insediatosi, l'ex senatore verde Sauro Turroni.
La poltrona in verità sarebbe spettata a un esponente umbro della
Margherita. La contesa, che stava divenendo di difficile soluzione, si è
però andata risolvendo in coincidenza, ma è appunto una coincidenza, con
l'arrivo nelle casse comunali del comune di Perugia dei soldi necessari
(14,4 milioni di euro) per il completamento del minimetro. Soldi del
ministero dell'Ambiente. Un minuto dopo gli umbri hanno accettato che
fosse un marchigiano, e hanno accettato anche che non fosse più della
Margherita ma verde. E tre!
Bravi bravissimi. Sono tutte figure eccellenti. Anche giovani e con
curricula di gran pregio. Il verde Giuseppe Bonanni,
giovanissimo, ha avuto la fortuna di conoscere Pecoraro quando aveva
vent'anni, dieci in meno del ministro. Hanno fatto amicizia, all'amicizia
è subentrata la stima ("gli presentai un'interrogazione
sull'opportunità della presenza di sommergibili a propulsione nucleare
nelle acque di un parco nazionale"). Con la stima è giunta anche la
poltrona: il dottor Bonanno sarà presidente del parco della Maddalena, il
parco dei sommergibili. In Sardegna hanno un po' storto il muso, però
Bonanno proprio non ha gradito: "Quale pupillo, io sono stato
nominato per meriti". Per meriti, sì. E comunque siamo a quattro!
Pecoraro Scanio tiene in pugno il partito, che conduce con mano ferma dal
2001, sviluppa una mole indiscutibile di progetti e avanza idee e anche
riflessioni che poi riversa in televisione (per qualunque problema a
qualunque ora su qualunque canale Pecoraro c'è). E' indiscutibile la sua
bravura, segno di una qualche genìa familiare se è vero, ed è infatti
vero, che Alfonso è deputato e Marco - suo fratello - è senatore.
Nel Cilento, la sua terra (il ministro è salernitano), sosterrà ancora
Giuseppe Tarallo, storico ed eccellente testimone dell'ambientalismo a
dirigere il parco più vasto e popolato d'Italia. Tarallo è bravo e
onesto. Ma, prima di ogni altra cosa, verde.
Dopo la quinta casella viene la sesta. Qui, e siamo nell'area del Pollino,
c'è ancora qualche problema. Si sta individuando chi tra i verdi lucani
possa guidare l'area protetta. Questione di nomi, non di partito.
Sul Gran Sasso vigilerà Stefano Allavena, presidente di Altura,
associazione legata da vincoli indissolubili col Sole che ride. E sette!
Al Circeo invece siederà Gaetano Benedetto, vicecapo gabinetto del
ministro. La persona è capace, e ha tutti i numeri per fare bene.
Benedetto gestirà l'area protetta senza, forse, dover nemmeno rinunciare
all'incarico di fiducia ministeriale. Otto.
Otto contro nove. Finora la conta parziale attribuisce ancora a Matteoli
un piccolo vantaggio. Epperò! Il governo non chiude i battenti, domani è
un altro giorno e chissà che non si possa pareggiare e anche vincere la
sfida e sentire da Pecoraro proprio quel che disse Matteoli: "Non
contano le tessere ma le competenze".
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