|
Pescatori
- una società di mutuo soccorso di
Giovanna Sotgiu ( tratto dal sito dell'amico Augusto Zedda www.cronacheisolane.it
) Malgrado
le condizioni di vita che i pescatori trovavano a La Maddalena fossero
generalmente migliori di quelle lasciate al paese d'origine, il lavoro
svolto era ben più di altri dipendente da fattori aleatori e
imprevedibili, come le condizioni atmosferiche, piuttosto che dalla volontà
dell'individuo. Non esisteva un sistema pensionistico o assistenziale
generalizzato, come l'IPSEMA, perché l'esiguità dei guadagni non
spingeva certo a privarsi di denaro prezioso per la lontana Cassa
Marittima, che pure avrebbe garantito una pensione di vecchiaia:
all'inizio del secolo solo tre famiglie pagavano regolarmente i contributi
per l'equipaggio (quattro adulti e un ragazzo) della barca che veniva
"messa a ruolo" registrandola in Capitaneria. Essendo
per lo più impossibile crearsi dei risparmi per dei periodi grami, spesso
una cattiva stagione o una malattia mettevano in seria difficoltà le
famiglie. Nel tentativo di trovare un correttivo a questa situazione,
nacque, nel 1919, "La società fra i pescatori" di La Maddalena,
con lo scopo di "assicurare un sussidio ai soci ammalati e cooperare
alla loro educazione ed istruzione civile, venire in aiuto alle famiglie
dei soci defunti, accordare la socio che ne farà richiesta mutuo in
danaro". Primo presidente fu Birardi Luigi di Alghero; soci
fondatori: Giammetta Francesco di Palermo, Di Fraia Giuseppe di La
Maddalena, Del Giudice Vincenzo di Pozzuoli, D'Agostino Procolo di
Pozzuoli, Faiella Vincenzo di Crotone, Orlando Pietro di La Maddalena, Vitiello
Gaetano
di Ponza, Giudice Giuseppe di Ponza, Grieco Gennaro di La Maddalena, De
Roberto Gaetano di Torre Del Greco, Panzani Vittorio di Santa Teresa,
Batti Luigi di Ponza, Aversano Pasqualino di Terranova Pausania, Doriano
Vincenzo di Pozzuoli, Di Fraia Leonardo di Pozzuoli. Probabilmente
il sorgere della Società corrispose ad un felice momento di
partecipazione, più viva che in altri tempi, dei pescatori alla vita
sociale ed amministrativa di La Maddalena; assistiamo infatti negli stessi
anni all'ingresso di un rappresentante della categoria in Consiglio
Comunale; alle elezioni del 1920 venne eletto infatti, non a caso, Gennaro
Grieco, già segretario della Società dei Pescatori. L'associazione
era evidentemente il punto di aggregazione che mancava per far nascere un
certo spirito comunitario, un riferimento per dirimere controversie e
stabilire comuni strategie: infatti, poiché lo Statuto (art. 56)
prevedeva la possibilità di deliberare su "tutte le questioni che
possono interessare l'Associazione, i reclami dei soci..." ecc., per
un lungo periodo essa divenne l'interlocutore unico della Capitaneria per
i problemi inerenti le licenze, i ricorsi, la regolamentazione del lavoro
ecc. Fu la Società a chiedere, ad esempio, la concessione dei fucili
contro i delfini o ad accordarsi per stabilire dei criteri per le
precedenze nella zona di pesca. La
Bandiera azzurra, "simboleggiante il Mare cui la più grande Italia
deve volgere se stessa per per maggiori destini della propria idealità"
aveva ricamata al centro un'ancora e faceva bella mostra di se, insieme a
a quelle delle altre associazioni, quali la Montenegro e la XX Settembre,
in occasione di tutti i festeggiamenti ufficiali dell'isola: visite di
personalità, parate militari, feste religiose o civili; il momento
glorioso era però il 15 agosto, festa dell'Assunta, patrona dei
pescatori. Per
l'occasione ogni barca offriva il ricavato dell'ultima settimana di pesca,
periodo nel quale un uomo di ogni equipaggio restava a terra per preparare
gli addobbi; normalmente i primi ad offrirsi per questa incombenza erano
quelli che avevano meno voglia di lavorare o i più allegri e fantasiosi,
e fra questi, Vincenzo Del Giudice, "Spacca e pesa", ancora
ricordato con un sorriso. Il giorno della festa Bassamarina, illuminata ed
addobbata di rami, diventava il cuore dell'isola. L'orchestra Mandalari
suonava per i giovani che si cimentavano nelle gare di nuoto o con la
bicicletta, in prove di abilità, come l'albero della cuccagna, e nelle
classiche regate a vela, che per anni ebbero lo stesso percorso (dalla
banchina commerciale verso la Bocca di Stagnali e ritorno), e a remi; fra
queste rimase famosa quella vinta (con la complicità dei più giovani) da
un equipaggio di anziani pescatori. Momento
culminante della festa era la processione che si svolse, negli anni, con
percorsi diversi, a terra prima, e poi a mare con la statua della Madonna
che precedeva un lungo corteo di barche di ogni genere e dimensione. La
festa era espressione di divertimento e di gioia di vivere per grandi e
piccoli, ma rappresentava anche il momento più importante della profonda,
diffusa religiosità dei pescatori. Gli uomini che vivevano spesso a
contatto con le forze scatenate della natura, conci della debolezza loro e
dei loro mezzi di fronte al mare, le donne, impotenti, nelle lunghe
dolorose attese, concretizzavano la necessità di un qualche diretto
contatto con un mondo superiore, capace di venire in aiuto nei momenti di
pericolo, nelle statuette e nei lumini di casa, nei nomi delle barche
ispirate ai Santi la cui effige ornava la prua di molti gozzi puteolani,
nei numerosi ex voto della chiesetta della trinità, nelle formule
propiziatorie con le quali si avviava la pesca, nella benedizione delle
barche effettuata assieme a quella delle case, nelle numerose forme di
devozione particolari fra le quali spicca quella della Madonnetta. Fu uno
dei più vecchi pescatori maddalenini, Michele Scotto, l'iniziatore
inconsapevole di quel culto che interessa ancora oggi la nostra comunità;
nato qui nel 1817 da padre puteolano e da madre procidana, entrambe
appartenenti a famiglie di pescatori, egli ne aveva seguito le orme,
diventando aragostaro. Tanto religioso da essere soprannominato "Zi
Christu", era devoto in particolare alla vergine, alla quale aveva
affidato tutti i figli che portavano al collo lo scapolare della Madonna
del Carmine. Tornando un giorno a casa, colto da una forte mareggiata di
Maestrale, non riusciva più a governare la barca ormai in balia delle
onde. Pregò con fervore la Madonna e, poiché riuscì a salvarsi,
riportando in salvo la barca e l'equipaggio, riconoscente per la grazia
ricevuta, mise in una nicchia riparata dal vento e dalla pioggia un
piccolo quadro di carta rappresentante la Vergine e ogni mercoledì lui
stesso o qualcuno della famiglia andava ad accendere un lumino presso il
quadretto. Poco a poco, col tempo, questo si deteriorò e la famiglia di
Michele lo sostituì con una statuetta che, conosciuta da molti, divenne
un oggetto di culto. Tutti
i pescatori conoscevano la Madonnetta e il luogo dove la statua e i lumini
ricordavano la grazia che uno di loro aveva chiesto nel momento del
pericolo e, passando presso la costa nord di Cala Francese, facevano un
segno di croce verso l'invisibile effige della Vergine. Nel 1919, subito dopo la fine della Grande Guerra i militari delle batterie di Carlotto edificarono, sullo sperone roccioso, in modo che fosse visibile anche da lontano, con pietra grezza e fango, una piccola chiesetta, rimaneggiata in seguito per riparare i danni che il vento salmastro apportava. |