|
|||
|
|
I perché del referendum sull’inutile e dannoso parco di La Maddalena di
Francesco Vittiello Magari
qualcuno pensa che non servirà a niente l’oramai prossimo
referendum di La Maddalena sul parco nel senso che potrebbe non produrre
effetti concreti e immediati. Sappiamo bene che dopo occorrerebbe una
legge del Parlamento per modificare l’assetto stabilito dalla legge
10/94 istitutiva del “pacco” dell’arcipelago e tale ipotesi, senza
il necessario supporto politico del comune, della provincia e della
R.A.S. apparirebbe remota. Ma sarebbe comunque un errore sottovalutare
il significato più profondo del malcontento popolare e del responso
delle urne del quale le firme contro questo parco sono un anticipazione.
O, peggio ancora, ridurre tutto, come da sempre fanno tutti i
presidenti succedutisi alla guida dell’ente, a questioni di egoismi,
di convenienze, di interessi o di contributi, poltrone premio per
trombati e vecchi tromboni, qualche posticino per amici più o meno
intimi o prebende e missioni per giovani leoni. Questa motivazione non
basta, da sola, a spiegare l’alta affluenza registratasi ad ogni
raccolta di firme da me organizzate, be tre in dicei anni, né tantomeno
la valanga di prevedibili “si” che uscirebbero dalle urne. Nell’arcipelago
c’è un malessere diffuso che cova da tempo sotto le sabbie delle
nostre meravigliose spiagge determinato innanzitutto un crollo di
fiducia nelle istituzioni da parte della comunità maddalenina, quella
“vera” naturalmente ovvero quella che lavora e produce, quella dei
molti che non sapranno come pagare i mutui e le bollette, quella che non
riesce e non riuscirà ad arrivare alla terza settimana del mese, non
quella dei salotti più o meno buoni, né quella dei pseudoambientalisti
o quella di piccoli politici di un piccolo paese che si credono
statisti. Ma
gli annunciati segnali di protesta per le inefficienze, le lacune, i
ritardi di un amministrazione pubblica provinciale, regionale e
nazionale sempre più percepite, anzi viste, come meri centri di potere
se non addirittura di sfruttamento delle nostre bellezze e del nostro
patrimonio, continuano ancora ad essere sottovalutati o peggio,
ignorati. E’
quindi il “distacco” dal potere si consuma sempre di più poiché i
residenti si sentono espropriati del loro senso civico, della loro
identità e della loro libertà. La
verità è che da troppo tempo l’arcipelago di la Maddalena ha
vissuto di rendita sulle proprie bellezze naturali, sul paesaggio e
sull’antica fama turistica ma, soprattutto, sulle presenze militari
che, nonostante tutto, hanno assicurato per oltre un secolo un benessere
talmente diffuso da suscitare invidia. Nonostante
ciò continuano a mancare o sono insufficienti le strutture, i
parcheggi, le strade, i porti, i collegamenti marittimi, gli alberghi,
quelli veri ovvero quelli attrezzati mentre iniziano ad abbondare i
quasi inutili B & B utili più per un economia di sopravvivenza (
ricordano tanto gli “orti di guerra” ) nonchè gli impianti sportivi
e ricreativi, culturali e congressuali senza i quali la nostra città
non ha e non potrà avere alcun futuro. Da mezzo secolo non si
costruiscono più opere pubbliche importanti e funzionali
all’interesse della comunità. Quando termina la sempre più breve
stagione estiva, anche per le molte colpe del parco che, soprattutto con
la gestione pseudobuonista e paternalistica del neopresidente Bonanno,
il quale ha fatto di tutto per allontanare i sempre più scarsi turisti
di qualità ( leggasi con soldi da spendere ) La Maddalena si spegne
completamente. Ed è crisi ! Crisi nera…. Prova
ne è il fatto che il commercio langue e che appaiono sempre più
cartelli con la scritta “cedesi attività” e che diversi alberghi
hanno chiuso dopo l’estate per mancanza di clienti. Sul
filo della memoria e della nostalgia per le tanto vituperate
amministrazioni della prima repubblica le firme raccolte per il referendum
per chiudere l’inutile carrozzone del Parco volte a ridare la
centralità all’amministrazione comunale contengono anche una
richiesta di buon governo, dopo le disastrose amministrazioni comunali
maggioritarie, secondo un modello francese o austriaco più che
italiano. Il
prevedibile trionfo dei «SÌ» determinerà una crisi politica senza
precedenti a tutti i livelli e le prese di posizione unanimi e
trasversali contro questo tipo di parco del consiglio comunale
maddalenino ne sono la prova evidente. Infatti anche la massima
assemblea civica ha finalmente preso atto che il parco è un ente
inutile e dannoso e che, aldilà di qualche poltroncina e qualche posto
precario e clientelare , non abbia creato in questi anni nulla di
positivo e che quindi debba essere chiuso per riportare il potere al suo
legittimo depositario, il popolo, in nome del quale in troppi si
riempiono la bocca di belle parole per farlo, prendendo in prestito un
antico detto di saggezza popolare isolana “ curnutu e mazziatu” ! Un
vero «progetto per La Maddalena» è la risposta migliore, assieme al
referendum, alle esigenze concrete della comunità maddalenina e nessuno
potrà più fermare gli eventi nonostante gli sforzi dei tanti
sabotatori, opportunisti, presenzialisti, ruffiani politici, nostalgici,
predicatori, calunniatori e venditori di fumo che stanno sempre più
proliferando in città “nell’era Bonanno”. |