STORIA DELLA SARDEGNA

 (a cura dell'amico Dott. Francesco NARDINI giornalista de L'Unione Sarda)

 


DALLE ORIGINI AL X SECOLO D.C.

Alcune labili tracce farebbero supporre la presenza dell'uomo in Sardegna già 150 mila anni fa (Rio Alzos, Perfugas-SS) ma l'archeologia può risalire con certezza a non prima di 14 mila anni fa (Grotta Corbeddu, Oliena-NU).
Le più antiche culture risalgono alla fine del Paleolitico ed alla prima età del Mesolitico (VI millennio a.C.). Occorre arrivare alla Cultura di Ozieri (3300-2480 a.C.) per vedere sintetizzata sul territorio una vera forma culturale autonoma. La Cultura di Ozieri si estese in tutto il settentrione,le sue tracce si trovano in particolare in Gallura, le sue forme si esprimono in graziose terrecotte striate con motivi geometrici o 
cerchietti impressi a caldo sulla pasta degli oggetti prima di cuocerli.
Al termine del periodo appaiono le prime costruzioni megalitiche e delle tombe 'a circolo' (Li Muri, Arzachena-SS) che fanno da messaggere alla grande stagione della cultura nuragica (1800-238 a.C.). 

Questa rappresentala vera originalità dell'antichità sarda ed è rappresentata da tre architetture fondamentali: i nuraghi, le tomba di giganti, i pozzi sacri.
I nuraghi sono costruzioni in pietra, generalmente a tronco di cono, che potrebbero essere indicati come edifici sacri o di culto, che con l'andar del tempo vennero ampliati sino a diventare delle vere fortezze per il controllo dei territori circostanti. In Sardegna se ne contano a migliaia (forse diecimila) ma pochi sono stati ben studiati (un migliaio), di dimensioni varie e disposti su tutti i terreni, anche se generalmente si
trovano in posizione elevata. Le tombe di giganti sono architetture funebri ove venivano sepolti i membri di un 'clan' o di una famiglia dominante, mentre il pozzo sacro era una struttura discendente, a gradini, posta attorno ad una vena acquifera dove potevano svolgersi cerimonie civili e religiose legate al culto, mai perduto, delle acque.
La cultura nuragica, che raggiunse il massimo splendore fra il XIV e il X secolo a.C., entrò in crisi all'inizio dell'età del ferro (IX-VII secolo) quando popolazioni tecnicamente più progredite si affacciarono sul mare: i Micenei, i Fenici, i Greci e gli Etruschi. 

Alla fine del VI la Sardegna venne occupata dai Cartaginesi, già presenti da secoli lungo le coste con scali commerciali (Nora, Bithia, Sant'Antioco, Tharros) 
e fortezze (Monte Sirai) che ne fecero un territorio loro soggetto. 
Durante la prima guerra punica (241 a.C.) truppe romane, al comando del console Tito Manlio Torquato, la invasero per sottrarla a Cartagine.
Tre anni più tardi il senato la dichiarò provincia romana.
Durante l'epoca romana, che durò ininterrottamente sino al 455 d.C., la Sardegna si integrò nel sistema economico e commerciale mediterraneo specialmente per quanto riguarda il commercio del grano, dei metalli del Sulcis, del legname, favorita da ottimi porti quali Olbia, Tybula (Santa Teresa Gallura), Turris Lybissonis (Porto Torres), Cornus, Tharros, Sulkis (Sant'Antioco) e Karalis, e da una rete stradale particolarmente efficiente. 

Solo la zona montuosa della provincia di Nuoro restò al margine delle correnti commerciali tanto da meritare l'appellativo di zona 'barbara' rispetto al resto dell'isola. 

Nei primi anni della nuova èra la Sardegna venne presto toccata dalla dottrina cristiana, ma fu anche luogo di deportazione, specie per i cristiani. Ciononostante in Sardegna sorsero le prime chiese già nel IV-V secolo, proprio perché i porti
funzionavano da punto di irradiamento della nuova religione.
Tuttavia ancora nel VI secolo si contavano zone in cui erano praticati rituali di religione pagana, un fenomeno che ha mantenuto parecchi aspetti anche al giorno d'oggi in manifestazioni festive e campestri come i 'mamuthones' o i 'merdules'.
La sua posizione particolare la fece oggetto di violente guerre per il possesso fra Bizantini, eredi imperiali di Roma, e le popolazioni in espansione: i Vandali (455 d.C.), i Longobardi (VIII secolo) quindi gli Arabi (VIII-XI secolo).
Solo nell'anno 1015, con la sconfitta del re arabo-spagnolo Mughaid 
(Museto) da parte delle repubbliche marinare alleate di Genova e Pisa, la
tranquillità tornò nell'isola, ed in quel clima di rinascita culturale
ed economica sbocciarono le forme di governo autonome chiamate Giudicati.


Dalla fine del Medioevo ai nostri giorni

Nei secoli X e XI  la Sardegna divenne una regione sempre più lontana dalla giurisdizione degli imperatori di Bisanzio cui era ancora nominalmente soggetta.
A poco a poco, si rese praticamente indipendente. 

Nei mari dominavano i Saraceni che,occupata la Sicilia, tentarono più volte l'assalto all'isola sino a che nel 1015 i mari vennero liberati dall'azione comune delle repubbliche di Genova e Pisa.


Gli stessi comuni estesero sempre più la loro influenza sull'isola e aiutarono la crescita di quattro principati indipendenti retti politicamente dalle famiglie più influenti. I principi vennero chiamati Giudici e la loro autorità durò sino alla fine del secolo XIII, allorché Genova e Pisa estesero definitivamente il loro dominio commerciale e politico 
su tutta la Sardegna incamerando i territori dei Giudicati. Solo quello di Arborea durò sino a metà del secolo XV. 

Una delle spinte fondamentali alla rinascita sarda venne data dalla presenza dei frati benedettini che arrivarono per la prima volta nel 1063 e divennero ben presto un riferimento costante di progresso.
Il periodo storico è caratterizzato dall'erezione di un gran numero di chiese e basiliche di grande bellezza in tutto il territorio.


Nel 1323 la Sardegna passò sotto l'egemonia aragonese che venne sostituita da quella della monarchia spagnola nel 1442. 


Il dominio spagnolo durò sino al 1713 quando l'isola venne assegnata all' Austria (trattato di Utrecht), ma nel 1718 Vienna la scambiò con la Sicilia, che era stata assegnata ai Savoia, e quindi l'isola passò sotto l'egemonia del Ducato di Savoia, divenuto un regno, e collegata al Piemonte. 
Durante il periodo napoleonico la Francia tentò più volte di impossessarsi della Sardegna ritenuta strategicamente rilevante nello scacchiere mediterraneo, ma senza successo.


Nel 1815 i Savoia acquisirono anche Genova e nel 1848 tutto il loro stato divenne Regno di Sardegna che comprendeva, oltre al Piemonte, la Savoia e il territorio di Nizza, ed adottò il tricolore come bandiera nazionale.
La formazione del Regno d'Italia (1861) collegò la Sardegna con la Penisola e dette avvio fra l'altro ad una massiccia emigrazione di sardi verso il Continente, l'Europa e il mondo. 

Si calcola che almeno 1 milione di sardi abbiano lasciato l'isola negli ultimi cento anni. 
Fu però solo la prima guerra mondiale a mettere effettivamente i sardi a contatto con il 'vasto mondo' continentale. 

L'atroce guerra portò in prima linea migliaia di giovani isolani inquadrati nella 'Brigata Sassari, tristemente nota per aver dato grande tributo di sangue nelle trincee
del Carso e dell'Isonzo. 

L'esperienza di guerra a contatto di altri migliaia di soldati fece maturare nelle menti più elette la consapevolezza dell'esistenza di una 'sardità politica', fondamento della propria cultura secolare, che si trasformò, subito dopo la fine della guerra (1921, nella fondazione  del Partito Sardo d'Azione, primo esempio di organizzazione politica regionale in Italia. 

Le idee di rinascita, di socializzazione, di affrancamento dal peso della terra, di progresso civile, trovarono espressione nelle idee di grandi pensatori come Camillo Bellieni, Emilio Lussu, o Antonio Gramsci, capaci di portare avanti, specie sul problema del riscatto operaio e contadino, idee nuove e moderne. Purtroppo il governo fascista affossò le idee del nuovo socialismo sardista nel 1926 ed i massimi suoi esponenti costretti al silenzio o all'esilio, lo stesso Gramsci morì nelle prigioni fasciste
di tisi nel 1937.


La guerra successiva aveva in serbo idee nuove e nuovi propositi. La Sardegna
ebbe la facoltà di ergersi in regione autonoma nel 1948, e varare un grande piano di rinascita il cui programma non è ancora completato, ma che ha dato alla Sardegna finalmente la possibilità di uscire dal millenario isolamento, attraverso la realizzazione di infrastrutture e collegamenti.


Il turismo, la più grande risorsa isolana, ha aperto incredibili canali
di produttività che, fra alti e bassi, hanno portato la nostra isola ad essere
ormai uno dei territori più amati e raffinati del mondo.

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