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Delfino tursiope

Tursiopus truncatus

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Tra tutte le specie di delfini, il tursiope (Tursiopus truncatus) è probabilmente quello più conosciuto.  E'  il tipico delfino da acquario poiché si adatta meglio degli altri alla vita in cattività ed agli sbalzi di temperatura.

E' dotato di una mole notevole: può infatti  i 4 metri di lunghezza e i 300 chilogrammi di peso. Il rostro è quasi sempre tozzo e corto, la  colorazione è piuttosto uniforme, dal grigio chiaro a quasi nero, con fianchi e ventre più chiari. Questa specie è presente in quasi tutte le acque del mondo (calde, fredde e temperate), a eccezione di quelle polari, dove si nutre di un gran numero di specie di pesci, di  calamari, di  polpi e di seppie che può cacciare in gruppo.

Anche se  la specie è unica, esistono due forme di delfini  di tursiope: quelli cosiddetti "costieri" e quelli "pelagici".I primi si trovano generalmente in acque poco profonde e penetrano di frequente nei porti, nelle baie, nelle lagune ed anche negli estuari dei fiumi che talvolta risalgono per diversi chilometri.

Quelli pelagici, invece, vivono in mare aperto dove si riuniscono in gruppi  formati anche da centinaia  di esemplari. A differenza del delfino comune il delfino tursiope nuota in modo più lento e la sua velocità e di circa 30 chilometri all'ora, (contro 50 e oltre del "cugino"), ma è pur sempre rapido ed elegante nel movimento.

I maschi di tursiope raggiungono la maturità sessuale   dopo dieci anni di vita e le femmine dopo  cinque. I parti avvengono con cadenza biennale (talvolta triennale) dopo una gestazione di 12 mesi. Il piccolo viene allattato dalla madre per circa un anno.

Queste caratteristiche riproduttive sommate ai problemi dell'inquinamento del mare derivanti dagli scarichi civili ed industriali, dagli idrocarburi, ad alcuni tipi di reti derivanti, che, seppure involontariamente fanno stragi di delfini,  fanno dei tursiopi, e di tutti i delfini, degli animali "a rischio". Il delfino  tursiope è un animale molto intelligente. Il suo Coefficiente di Encefalizzazione (QE) che si ottiene calcolando il rapporto tra il volume del cervello e la superficie corporea e viene considerato come una misura del "grado di intelligenza", è di 5,6.Come metro di paragone si pensi che nell'uomo il QE ha un valore di 7,5 circa, nello scimpanzé, animale come noto "molto" intelligente, tale valore raggiunge appena 2,5.

DELFINI DELL'ARCIPELAGO DI LA MADDALENA



 
Sono almeno 40 i delfini che popolano le coste settentrionali della Sardegna. Almeno secondo i risultati del primo periodo di attività del Centro ricerche delfini di Caprera.
Pinnabianca, Globy, Pacca, Wasat, Sharatan. Questi sono alcuni dei nomi che gli hanno dato i ricercatori del Centro ricerche delfini di Caprera, inaugurato a giugno dal Dipartimento conservzione natura del Cts e dell'Ente parco arcipelago nazionale di La Maddalena con l'obiettivo di studiare la popolazione dei delfini di questa area per poi redigere un apposito piano di azione finalizzato alla loro tutela.
Dalle osservazioni, effettuate tra metà aprile e metà ottobre nel tratto di mare compreso tra le Bocche di Bonifacio e la porzione meridionale del Parco (incluso le isole di Montorio e Soffi), i ricercatori del Cts hanno stimato la presenza di circa 40 esemplari di tursiopa (delfino costiero), di cui 19 sono stati fotografati.
Ogni delfino ha infatti dei segni di riconoscimento naturali che permettono di distinguerlo dagli altri, come ad esempio la pinna dorsale: Pinnabianca (una vera e propria mascotte per i ricercatori) la ha evidentemente pigmentata di bianco, mentre Globy particolarmente incurvata. Con questa tecnica si è cominciato a costruire un archivio della popolazione di delfini della zona che servirà da base per le azioni di tutela che il Parco avvierà per la conservazione di questa specie, considerata prioritaria, in quanto a rischio, per il traffico nautico e le reti da pesca.
In ogni modo si sta avviando con i pescatori locali un programma volto a sperimentare sistemi incruenti per limitare l'interazione dei delfini con l'attività di pesca, allontanandoli dal pescato senza ferirli.
Il 40% dei gruppi osservati ha all'interno un nuovo nato, e questo spiegherebbe la frequentazione dei tratti di mare più vicini alla costa, considerato che le femmine con i piccoli hanno un margine di spostamento più limitato e quindi rimangono dove le risorse alimentari sono più accessibili. In particolare, pare che i delfini della Maddalena vadano matti per totani e calamari.
Insomma Pinnabianca e gli altri delfini della Maddalena danno un bel da fare ai ricercatori del Cts, che continuano a tenerli costantemente sotto controllo. Le attività di monitoraggio proseguiranno infatti, tempo permettendo naturalmente, per tutto l'inverno

 

 

 

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